mercoledì 25 maggio 2011

Alcuni



Alcuni inseguono tutta la vita
uno scopo – il disegno di un meccanismo
un seme particolare di grano un incrocio di canarini
l’attuazione di un piano la costruzione di una casa.

Alcuni in abitazioni private o in asili
psichiatrici ritentano solitari di carte
o calcoli di moto perpetuo o altre
più improbabili imprese come rivoluzioni.

Essi sono uomini o donne derisi
o tutt’al più gentilmente commiserati
sia perché l’ambizione che li muove si giudica eccessiva
sia perché appare futile l’obiettivo.

Ma io voglio dire che al confronto
non c’è impresa spaziale né invenzione
pari all’attento studio di costoro che sacrificano
alla cosa impossibile ogni raggiungibile piacere.

Essi hanno parenti amici e figli madri e padri
mogli e mariti hanno maestri e direttori di coscienza
che accampano più esperienza
e che li esortano alla quotidiana concretezza.

Essi come ognuno di noi hanno persone e cose
di cui la presenza stessa ha forza più delle parole
e gli argomenti risultano inoppugnabili
quando gli dicono – pensa a quel che fai.

Non c’è dubbio – i persuasori sono nel giusto
perché è senza conforto lo stato di questi ostinati
e agitato è il loro sonno scarsa la salute del corpo
e non hanno alleata la minima probabilità.

Non è il loro coraggio coraggio di giocatore
o rischio calcolato di trafficante
e nemmeno intuito di stratega o di capo politico
o di chirurgo all’unica estrema occasione.

Essi non hanno con sé la tradizione di una fede
anzi tradiscono a volte
sovvertono la morale fomentano il disordine
in se stessi perduti prima di ogni salvezza.

E non possono indicarti il nome di qualcuno
perché non ha fama chi è nella vera ignominia
né superbia di martirio né la gloria di un emblema
ma grazie ad essi ha un senso la specie uomo.

Pensando di loro ti scrivo queste parole
oggi che dirci insieme è dire nessuna speranza
sbarrati da ogni saggezza sbarrati dalla storia
ormai più di passato che di futuro nutribili.

E chiamandoti a un futuro di penuria
io chiedo la tua insania perché la mia abbia forza
perché si possa dire che è una cosa reale
quella che due distinte persone vedono identica.

E tutto questo è ancora poco al confronto
del nulla di chi insegue un solitario ideale.
Essere umani può anche significare rassegnarsi.
Ma essere più umani è persistere a darsi.

martedì 24 maggio 2011

Robert Allen Zimmerman (Duluth, 24 maggio 1941)


Ascolta questa, Robert Zimmerman
Ho scritto una canzone per te
Su uno strano giovane
di nome Dylan
Con una voce come sabbia e colla
Le sue parole di vera vendetta
Avrebbero potuto inchiodarci al pavimento
Ha trascinato un po' più di gente
Ne ha spaventati molti di più.
Ah, eccola che viene
Eccola che viene
Viene di nuovo
La stessa vecchia signora dipinta
Dalla mente di un supercervello
Farà a pezzi questo mondo
Presentandosi da amica
Ma un paio di canzoni
Dal tuo vecchio album
Potrebbero rimandarla a casa.
Hai dato il tuo cuore a ogni stanza con letto
Almeno un'immagine sulla mia parete
Sedevi dietro a un milione di occhi
E gli raccontavi come vedevano
Poi perdemmo il treno dei tuoi pensieri
I quadri sono tutti tuoi,
Mentre nascono problemi
Preferiremmo spaventarci
Insieme piuttosto che soli.
Ah, eccola che viene, ecc...
Ora ascolta Robert Zimmermann
Sebbene io non creda che ci incontreremo
Chiedi al tuo caro amico Dylan
Se rimarrebbe a fissare un po'
la vecchia strada
Digli che abbiamo perso le sue poesie
Così ora le scrivono sui muri
Ridacci la nostra unità
Ridacci la nostra famiglia
Sei il profugo di tutte le nazioni
Non lasciarci con la loro saggezza.
Eccola che viene.., ecc.

Una Notte Da Leoni 2

La Leggenda Del Piave (E. G. Gaeta - 1918)


« Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: "Non passa lo straniero!"
Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero!"
E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
"No", disse il Piave, "no", dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: "Indietro va', o straniero!"
Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l'ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!
Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri! »

lunedì 23 maggio 2011

i 10 Tori di Kakuan



1. In Search of the Bull (aimless searching, only the sound of cicadas)
2. Discovery of the Footprints (a path to follow)
3. Perceiving the Bull (but only its rear, not its head)
4. Catching the Bull (a great struggle, the bull repeatedly escapes, discipline required)
5. Taming the Bull (less straying, less discipline, bull becomes gentle and obedient)
6. Riding the Bull Home (great joy)
7. The Bull Transcended (once home, the bull is forgotten, discipline's whip is idle; stillness)
8. Both Bull and Self Transcended (all forgotten and empty)
9. Reaching the Source (unconcerned with or without; the sound of cicadas)
10.Return to Society (crowded marketplace; spreading enlightenment by mingling with humankind)

mercoledì 18 maggio 2011

Pretty Persuasion


E' ciò che voglio, affrettati a comprare,
tutto è stato provato, segui la ragione e compra,
mi muovo a fatica in questa calura, è tutto sbagliato
prova a metterlo sulla tua copertina, è tutto sbagliato, è tutto sbagliato
lui è fermamente convinto,
lei è fermamente convinta,
dannazione, pura confusione,
lei è fermamente convinta
è ciò che voglio, affrettati a comprare,
tutto è stato provato, segui il ragionamento,
e io lo metto in questa calura è tutto sbagliato
prova a indossarlo sulla mia copertina, è tutto sbagliato, è tutto sbagliato
lui è fermamente convinto,
lei è fermamente convinta,
dannazione, pura confusione,
lui è fermamente convinto
nella luce ho visto
calmo, una scena là
è ciò che voglio, affrettati a comprare,
tutto è stato provato, segui la ragione e compra,
prova a metterlo in questa calura è tutto sbagliato
non puoi indossarlo sulla tua copertina, è tutto sbagliato, è tutto sbagliato

giovedì 12 maggio 2011

Una Notte Da Leoni 2

Don't Let Me Be Misunderstood

« 'Cause I'm just a soul whose intentions are good
Oh Lord, please don't let me be misunderstood. »


mercoledì 11 maggio 2011

Mille Miglia 2011



In piazza della Loggia, a Brescia, le auto “truccate” come le protagoniste del cartoon Cars 2 in uscita il 22 giugno.


(corriere.it)

venerdì 6 maggio 2011

downtown



When you're alone
And life is making you lonely,
You can always go downtown
When you've got worries,
All the noise and the hurry
Seems to help, I know, downtown
Just listen to the music of the traffic in the city
Linger on the sidewalk where the neon signs are pretty
How can you lose?
The lights are much brighter there
You can forget all your troubles, forget all your cares and go
Downtown, things'll be great when you're
Downtown, no finer place for sure
Downtown, everything's waiting for you
(Downtown)
Don't hang around
And let your problems surround you
There are movie shows downtown
Maybe you know
Some little places to go to
Where they never close downtown
Just listen to the rhythm of a gentle bossanova
You'll be dancing with 'em too before the night is over
Happy again
The lights are much brighter there
You can forget all your troubles, forget all your cares and go
Downtown where all the lights are bright,
Downtown, waiting for you tonight,
Downtown, you're gonna be alright now
(Downtown downtown)
Downtown
(Downtown)
And you may find somebody kind to help and understand you,
Someone who is just like you and needs a gentle hand to
Guide them along
So, maybe I'll see you there
We can forget all our troubles, forget all our cares and go
Downtown, things'll be great when you're
Downtown, don't wait a minute more
Downtown, everything's waiting for you
Downtown (downtown) downtown (downtown)
Downtown (downtown) downtown (downtown)

martedì 3 maggio 2011

9/11

giovedì 21 aprile 2011

21 aprile

venerdì 15 aprile 2011

beside you


I been hungry way down in my heart
waiting for a reason
I been hungry like a lot of guys
I want to be beside you
lonely people pass me in the street
waiting for a reason
beside you
grey is turning to blue
you wake up love in me
beside you
everything is new
you wake up love in me
I been hungry way down where it hurts
waiting for a reason
I been hungry like a lot of guys
I wanna be beside you
beside you
grey is turnin to blue
you wake up love in me
beside you
everything is new
you wake up love in me
what a world
I really need you girl
you wake up love in me
beside you
grey is turning to blue
you wake up loye in me
beside you beside you
I want to be beside you

mercoledì 13 aprile 2011

Jasper Johns

(corriere.it - cultura - 11 aprile 2011)

Jasper Johns: «Una notte ebbi una visione. Così dipinsi su un lenzuolo la bandiera americana»

Negli anni Cinquanta realizzò «Three Flags», icona del mondo contemporaneo. Vive da tempo nel Connecticut in un isolamento inviolabile. Come lo scrittore J. D. Salinger

Come J. D. Salinger. Jasper Johns ha qualcosa dell’autore del Giovane Holden. Oramai è un mito, che si è rinchiuso in un isolamento inviolabile. Spesso, si parla di lui come se appartenesse solo alla storia. Intorno al suo carattere sprezzante fioriscono leggende. Misantropo, tende a non farsi vedere in pubblico. Si sottrae ai confronti: preferisce non partecipare neanche alle inaugurazioni delle sue stesse mostre. «Lathe biosas» (in greco, «vivi nascosto»): in questo motto caro ai filosofi epicurei si cela la sua identità. Distante dai circuiti ufficiali di galleristi e mercanti, è insofferente ai riti del jet set, alle mode e alle tendenze. Corteggiato da direttori di musei e da critici, trascorre interi mesi senza lavorare. Sembra indifferente a ciò che lo circonda. Quali ragioni si celano dietro questa scelta del silenzio? Orgoglio o modestia? Arroganza o disincanto? Snobismo o disperazione? Infantilismo o maturità? Disprezzo di un ambiente cui appartiene o bisogno di difendersi da quello stesso ambiente? Necessità di essere diverso dagli altri o necessità di essere come gli altri?
Incontrare Johns è difficile: si trincera dietro mille barriere protettive. Come avvicinarsi a lui? Bisogna superare ritrosie, esitazioni. Impossibile parlargli al telefono. Si può solo provare a inviargli una email, sottoponendogli - non senza timori - alcune domande. Nella maggior parte dei casi, queste email restano come messaggi lanciati nel vuoto. Invece, dopo settimane di silenzio, Johns ci ha risposto dalla sua tenuta nel Connecticut, dove, dal 1995, si è ritirato. Lì dipinge senza fretta, con lunghe pause, rimodulando continuamente il suo impero dei segni, che è stato celebrato nel 1997 in una vasta retrospettiva al MoMA di New York.
Nel tempo, questo impero si è sempre più arricchito: spunti ulteriori, rivelazioni improvvise, occasioni inattese. Si tratta di un regno fatto di cifre e di grafie estratte dal dialogo con il reale. La sfida: catturare tracce distratte, episodi marginali, asterischi insignificanti. Erede di Duchamp e padre di Warhol, Johns - Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1988 - si sofferma, prevalentemente, su oggetti anonimi: sui «luoghi comuni». Risalgono alla metà degli anni Cinquanta i tiri a segno e le bandiere Usa. Sono cicli fondati sul recupero di alcuni stereotipi di massa. Che, tuttavia, si offrono a noi anche come spazi geometrici, regolarmente delineati, in forte consonanza con le esperienze minimaliste dei protagonisti della Scuola di New York (Newman, Reinhardt, Stella, Noland). Architetture elementari, specchio di una sorta di esprit de géométrie. Uno spirito che, però, non si fa ingabbiare dentro soluzioni impersonali, ma viene esaltato da stesure vibranti, sfiorate da una espressività struggente. Siamo dinanzi a quello che, con il titolo di un quadro di Frank Stella del 1964, potremmo definire «Jasper’s Dilemma».
Il dilemma di Johns consiste proprio in questo: nell’accostare spostamento e riconfigurazione, rappresentazione e astrattismo, illusionismo e anti-illusionismo, adesione al paesaggio artificiale e slancio analitico, ripresa di stratagemmi antichi (come l’encausto) e investigazione sulla specificità del linguaggio artistico. Non assistiamo mai al trionfo della riproducibilità tecnica (come accade nelle serigrafie warholiane). Johns non trasgredisce le regole del fare con le mani: rifiuta ogni replica anti-umanistica. Si appropria delle icone popolari, senza abbandonare i mezzi propri della pittura: sovrappone fitti strati di colore - di origine fauve - ai «dati» acquisiti, suggerendo imprevisti sconfinamenti tra stile e mondo.
La medesima dialettica si può ritrovare nelle mappe e nei sillabari fatti di numeri e di lettere: non affreschi omogenei, ma mosaici dissonanti, che evocano un cubismo polverizzato. E nelle tele degli anni Sessanta, nelle quali Johns, sulle orme della lezione di Schwitters, inserisce tessere vere. Sono assemblaggi cauti e circospetti. Tavole magmatiche in cui sono incastrati arnesi, che smarriscono ogni tridimensionalità. Lattine di birra, lampadine e cucchiaini vengono corrosi, ossidati, consunti. Intorno a reperti ovvi si disegna una cerimonia quasi metafisica: silente, statica. In essa tutto è evidente e, insieme, misterioso. Vi si afferma una fissità tesa, attraversata da imperfezioni, inesattezze, sbavature.
Nei decenni successivi, questa monumentalità è stata sostituita da una narrazione visiva più labirintica, aggrovigliata, ermetica. Assecondando un impulso dionisiaco, le pennellate, progressivamente, si emancipano da ogni bordo, per naufragare in costellazioni ambigue. Si respira il senso dell’apocalisse: di una deflagrazione in atto. In tal senso, illuminanti gli esercizi degli anni Ottanta e Novanta, che confermano la capacità di Johns nel non ripetersi mai: le sue sono incessanti variazioni sul tema. Nelle più recenti sperimentazioni, si compie il definitivo tramonto del pop. A imporsi è la sapienza di uno straordinario pittore di scritture, sorretto dalla convinzione secondo cui, per dirla con Roland Barthes, «nulla separa la scrittura dalla pittura: entrambe sono fatte dello stesso tessuto, che forse è semplicemente, come nelle cosmogonie più moderne, la velocità». Questo itinerario viene ora ricostruito, per passaggi esemplari, in un’antologica, intitolata Las huellas de la memoria, curata da Martine Soria, all’Ivam di Valencia (fino al 24 aprile). Tra i momenti più rilevanti del percorso espositivo, una delle ultime bandiere stars and stripes (del 1987)... (www.corriere.it)

martedì 12 aprile 2011

mercoledì 6 aprile 2011

Gli Eretici Di Dune


A differenza dei precedenti romanzi del ciclo, buona parte della vicenda si svolge lontano dal pianeta Dune, su Gammu (l'antico Giedi Primo, pianeta d'origine degli Harkonnen, casa scomparsa ma della quale restano terribili vestigia).
Millecinquecento anni sono passati dalla fine del regno di Leto II, l'imperatore-dio. L'umanità percorre il Sentiero Dorato.[1] da lui indicato, ma non tutto è andato secondo i piani di Leto e molte delle sue visioni di sventura si sono avverate. Soffocando le aspirazioni degli esseri umani per 3500 anni, Leto ha causato la Dispersione, un'espansione esplosiva dell'umanità in tutto il resto dell'universo iniziata alla sua morte.
Adesso, i discendenti di quelli che si avventurarono nell'universo stanno tornando indietro, con in mente la conquista del potere. La loro forza è rappresentata dalle terribili Matres Onorate, crudeli aberrazioni nate dal miscuglio di saggezza delle Bene Gesserit e forza delle Ittiointerpreti, e dal loro numero, visto che i pianeti esterni dove si erano installati erano ovviamente ben più numerosi di quelli del nucleo centrale, che formavano l'antico impero galattico. Impero che ormai non esiste più e dove le diverse organizzazioni ne controllano parti più o meno grandi.
Altre grosse modifiche si sono prodotte nell'universo: Il pianeta Dune (che ha nuovamente cambiato nome, dopo essere stata Arrakis ora si chiama Rakis) è tornato ad essere un pianeta prevalentemente desertico, e su di esso sono ricomparsi i vermi delle sabbie, generati dalle trote della sabbia tornate libere con la morte di Leto II. Il pianeta ha però perso il suo ruolo centrale poiché non detiene più il monopolio della produzione del melange in quanto i Tleilaxu sono riusciti a realizzarlo artificialmente e ne sono ora, di gran lunga, i maggiori produttori. Rakis è ora governato da una casta sacerdotale ottusa ed integralista, dedita al culto del Dio-Diviso, arroccata nella città di Keen (l'antica Arrakeen), mentre buona parte della popolazione sopravvive in miserabili paesini sparsi nel deserto.
Il romanzo, principalmente, segue le storie parallele del giovane Duncan, un ghola (clone dell'antico guerriero, compagno di Paul Atreides e di suo padre Leto I), addestrato dalle Bene Gesserit su Gammu, e di Sheeana, una ragazza di Rakis dotata del singolare potere di riuscire a comunicare coi vermi e farsi obbedire da loro.
Altro tema del libro sono i dubbi che interessano le Bene Gesserit ed i Bene Tleilax, nelle persone dei rispettivi massimi rappresentanti, la Suprema Madre Taraza ed il Maestro dei Maestri Waff, nell'elaborazione di strategie comuni per contrastare l'espansionismo delle Matres Onorate, la messa a punto delle quali è resa difficoltosa dai secoli di rivalità e di incomprensione che le due organizzazioni hanno alle spalle.

venerdì 1 aprile 2011

sollevarsi


Così va il mondo
Non puoi mai sapere
Dove mettere tutta la tua fede
E dove ti porterà
Mi solleverò
Bruciando dei buchi neri nei ricordi oscuri
Mi solleverò
Trasformando gli errori in oro
Così passa il tempo
Troppo veloce da domare
Improvvisamente ingoiato dai segni
Ma guarda un po'
Mi solleverò
Troverò la mia direzione magneticamente
Mi solleverò
Giocherò il mio asso nella manica

lunedì 28 marzo 2011

angles

giovedì 24 marzo 2011

martedì 22 marzo 2011

Be My Baby



The night we met I knew I needed you so
and if I had the chance I'd never let you go.
So won't you say you love me,
I'll make you so proud of me.
We'll make 'em turn their heads every place we go.

So won't you, please, BE MY BE MY BABY
be my little. baby MY ONE AND ONLY BABY
Say you'll be my darlin', BE MY BE MY BABY
be my baby now. MY ONE AND ONLY BABY
Wha-oh-oh-oh.

I'll make you happy, baby, just wait and see.
For every kiss you give me I'll give you three.
Oh, since the day I saw you
I have been waiting for you.
You know I will adore you 'til eternity.

So won't you, please, BE MY BE MY BABY
be my little. baby MY ONE AND ONLY BABY
Say you'll be my darlin', BE MY BE MY BABY
be my baby now. MY ONE AND ONLY BABY
Wha-oh-oh-oh.

So come on and, please, BE MY BE MY BABY
be my little. baby MY ONE AND ONLY BABY
Say you'll be my darlin', BE MY BE MY BABY
be my baby now. MY ONE AND ONLY BABY
Wha-oh-oh-oh.

BE MY BE MY BABY Be my little baby.
MY ONE AND ONLY BABY Oh,
BE MY BE MY BABY oh,
MY ONE AND ONLY BABY wha-oh-oh-oh-oh.

Happy Family

venerdì 18 marzo 2011

lunedì 14 marzo 2011

日本国

giovedì 10 marzo 2011

lunedì 7 marzo 2011

Neanche Gli Dei (The Gods Themselves)



"Contro la stupidaggine, neanche gli Dei possono nulla".
Questo pessimistico giudizio che Friederich von Schiller pronunciò nel 1802 è all'origine del più felice evento dell'anno fantascientifico 1972: il ritorno di Isaac Asimov al romanzo, dopo quasi quindici anni in cui non aveva più scritto che racconti. Il giudizio di Schiller ha infatti fornito ad Asimov: a) lo spunto e il titolo del romanzo stesso; b) la base per la scoperta del Pu 186, strabiliante isotopo al plutonio; c) lo strumento indispensabile per l'esplorazione del Para-Universo; d) la possibilità di modificare ottimisticamente le prospettive del nostro Universo (e di tutti gli altri Universi in cui dominano gli imbecilli) mediante l'aggiunta di un semplice punto interrogativo: "Contro la stupidaggine neanche gli Dei possono nulla?"

(mondourania.com)

giovedì 3 marzo 2011

At My Most Beautiful


Ho trovato un modo per farti
Ho trovato un modo
Un modo per farti sorridere

Leggo poesie scadenti
Alla tua segreteria telefonica
Conservo i tuoi messaggi
Solo per sentire la tua voce
Ascolti sempre con attenzione
Le goffe poesie
Dici sempre il tuo nome
Come se io non sapessi che sei tu
Alla mia più bella

Ho trovato un modo per farti
Ho trovato un modo
Un modo per farti sorridere

Alla mia più bella
Conto le tue ciglia in segreto
Ad ognuna sussurro 'ti amo'
Ti lascio dormire
So che i tuoi occhi chiusi mi guardano
Ascoltano
Ho pensato di avere visto un sorriso

Ho trovato un modo per farti
Ho trovato un modo
Un modo per farti sorridere

mercoledì 2 marzo 2011

Talk About The Passion



Empty prayer, empty mouths, combien reaction
Empty prayer, empty mouths, talk about the passion
Not everyone can carry the weight of the world
Not everyone can carry the weight of the world
Talk about the passion
Talk about the passion
Empty prayer, empty mouths, combien reaction
Empty prayer, empty mouths, talk about the passion
Combien, combien, combien de temps?
Not everyone can carry the weight of the world
Not everyone can carry the weight of the world
Combien, combien, combien de temps?
Talk about the passion
Talk about the passion





martedì 1 marzo 2011

The Black Cloud



Fred Hoyle appartiene a quella schiera di scienziati che si sono lasciati sedurre dalla possibilità di scrivere romanzi di fantascienza. Le sue conoscenze scientifiche sono così confluite in qualche modo in romanzi come Il segreto dei cervelli di Caragh (1959), A come Andromeda (1965) e L'insidia di Andromeda (1966) scritti assieme a John Elliot, e il suo capolavoro La Nuvola nera del 1958, riproposto da Feltrinelli nella traduzione di Luciano Bianciardi.
All'osservatorio astronomico di Monte Palomar si scopre che un'immensa, e mai vista prima, nuvola di gas interstellari si sta pericolosamente avvicinando al sistema solare. Il rischio è di un'autentica catastrofe per gli umani. Si cerca il modo di correre ai ripari, prima che sia troppo tardi. Ma la comunità degli scienziati, oltre alla minaccia della Nuvola nera, si trova a dover affrontare anche la reazione dei politici, il cui proposito sarebbe di celare all'opinione pubblica la scoperta per non creare allarmismo. La Nuvola però, nella sua distruttività, forse nasconde delle sorprese positive. Potrebbe trattarsi di un'intelligenza, un possibile contatto con l'universo e il preludio a una conoscenza superiore.
Pur restando nei confini della narrativa speculativa, The Black Cloud ha un retrogusto realistico. La descrizione di come il gruppo di scienziati, capitanati dall'astronomo Chris Kingsley, riesca a riconoscere nella nuvola una forma d'intelligenza extraterrestre e di come metta a punto un sistema per comunicare con essa, ha quantomeno una patina di reale probabilità.
Astronomo, matematico, fisico e divulgatore scientifico, Hoyle è riuscito a coniugare in questo romanzo, come del resto in quasi tutta la sua narrativa, la passione per la scrittura con la divulgazione scientifica. Certo, non siamo di fronte ad un autore di cui si può decantare lo stile visionario o la fervida immaginazione, ma Hoyle è riuscito a misurare e sapientemente mescolare la naturale tendenza a spiegare i fatti scientifici — di cui è comunque infarcito il romanzo — con una discreta dose di suspence. Il romanzo, in questo senso, non delude il lettore più raffinato. Dalla scoperta dell'esistenza della nuvola fino al suo sopraggiungere, la tensione è palpabile: l'arrivo della nuvola — e le sue possibili ricadute sulla vita della Terra — è fonte d'angoscia per gli scienziati quanto per i politici.
La prosa dello scrittore inglese è schietta, sorretta da robusti dialoghi che aiutano il lettore a riflettere sulle possibili conseguenze sociali di un incontro con una forma di vita aliena. Basta pensare all'atteggiamento che nella storia assumono, di fronte alla scoperta della nuvola, gli scienziati e i politici: i primi vorrebbero divulgarne l'esistenza, i secondi mettere a tacere la notizia.
Riconosciuto come uno dei più creativi uomini di scienza del XX° Secolo, Hoyle ha ricoperto vari incarichi di prestigio e ha dato i suoi maggiori contributi nelle ricerche teoriche sulla struttura delle stelle.


(fantascienza.com)

Be My Number Two


Won’t you be my number two
Me and number one are through
There won’t be too much to do
Just smile when I feel blue
And there’s not much left of me
What you get is what you see
Is it worth the energy
I leave it up to you
And if you got something to say to me
Don’t try to play your funny games on me
I know that it’s really not fair of me
But my heart’s seen too much action
And every time I look at you
You’ll be who I want you to
And I’ll do what I can do
To make a dream or two come true
If you’ll be my
If you be my number two