venerdì 10 luglio 2009

giovedì 9 luglio 2009

Gran Torino

mercoledì 8 luglio 2009

dune

Il Ciclo di Dune è una serie di sei romanzi di fantascienza scritti da Frank Herbert fra il 1965 e il 1985. Il ciclo è ambientato prevalentemente sul pianeta Arrakis, chiamato anche Dune, una landa desertica e inospitale, unico luogo di produzione, raccolta e raffinazione del Melange o Spezia, una preziosa e insostituibile sostanza, fondamentale per la struttura simil feudale della società galattica, organizzata attorno al Landsraad, all'Impero e alle Gilde. Arrakis e la sua complessa ecologia fanno da sfondo alla sfida per il controllo del pianeta, narrata inizialmente tra la dinastia Atreides e quella Harkonnen. Il primo romanzo Dune e, in generale, l'intera serie di Herbert hanno influenzato profondamente il mondo fantascientifico mondiale, a cominciare da Guerre Stellari, per stessa ammissione del suo ideatore George Lucas... (it.wikipedia.org) Ciclo di Dune: Dune (Dune, 1965) Messia di Dune (Dune Messiah, 1969) I figli di Dune (Children of Dune, 1977) L'imperatore-dio di Dune (God Emperor of Dune, 1981) Gli eretici di Dune (Heretics of Dune, 1984) La rifondazione di Dune (Chapterhouse Dune, 1985)

martedì 7 luglio 2009

luglio 1969 - luna - the Eagle has landed

Alle 4.57 del 21 luglio 1969 l’uomo ha messo piede sulla Luna. È cominciata così una nuova era nella storia umana: la conquista degli altri mondi, la scalata ai corpi celesti, l’assalto allo spazio. Non più prigioniero del proprio pianeta, l’uomo si è proiettato verso approdi ignoti. Finita la preistoria spaziale, si entrava nell’era cosmica.

... Perché dopo il messaggio di Armstrong, «qui base della Tranquillità, l’Aquila ha atterrato», la tensione si ruppe e salì al cielo un applauso che era l’applauso più fragoroso e più lungo che avessi mai udito, e insieme all’applauso un concerto di singhiozzi, di urli, di esclamazioni dove il sollievo si univa alla gioia, la gioia allo stupore, lo stupore all’orgoglio, e ciò non soltanto nell’auditorium, ma nei corridoi, nelle cabine radio, nelle stanze delle telescriventi, negli uffici, nello stesso Centro controllo dove mi dicono che Von Braun piangesse come un bambino. E piangeva Wally Schirra, e molti degli astronauti, e i direttori di volo. Il volto di Pete Conrad aveva il colore del gesso, quello di Alan Bean che scenderà con lui era terreo. Si alzò Charlie Duke, lasciò il posto a Ron Evans, spalancò la porta del Centro controllo, entrò nel recinto dei Vip e aggrappandosi a tutti balbettava: «We did it, we dit it! Ce l’abbiamo fatta, ce l’abbiamo fatta!». Poi Duke uscì dal recinto dei Vip, si mise a correre per le stanze, per gli edifici, ripeteva «we did it, we did it, o God God God! Dio Dio Dio!». Questi uomini forti, sempre freddi e sempre distaccati, questi uomini sempre convinti che una ruota debba girare per il semplice fatto che è una ruota. Ci volle un bel po’ perché si ricomponessero, ci ricomponessimo, e ripensassimo alla voce con cui Armstrong aveva detto «l’Aquila è atterrata». Una voce soffice, tranquilla, priva di qualsiasi emozione ...

(estratto da l'Europeo - di Oriana Fallaci - 1969)

lunedì 6 luglio 2009

PSYCHO KILLER

I can't seem to face up to the facts

I'm tense and nervous and I

Can't relax

I can't sleep 'cause my bed's on fire

Don't touch me I'm a real live wire

Psycho Killer

Qu'est-ce Que C'est

fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better

Run run run run run run run away

Psycho Killer

Qu'est-ce Que C'est

fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better

Run run run run run run run away

You start a conversation you can't even finish it.

You're talkin' a lot, but you're not sayin' anything.

When I have nothing to say, my lips are sealed.

Say something once, why say it again?

Psycho Killer,

Qu'est-ce Que C'est

fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better

Run run run run run run run away

Psycho Killer

Qu'est-ce Que C'est

fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better

Run run run run run run run away

Ce que j'ai fais, ce soir la

Ce qu'elle a dit, ce soir la

Realisant mon espoir

Je me lance, vers la gloire ... OK

We are vain and we are blind

I hate people when they're not polite

Psycho Killer,

Qu'est-ce Que C'est

fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better

Run run run run run run run away

Psycho Killer,

Qu'est-ce Que C'est

fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better

Run run run run run run run away

oh oh oh oh oh oh oh oh....

domenica 5 luglio 2009

lontano lontano

Lontano, lontano nel tempo, qualche cosa negli occhi di un altro ti farà ripensare ai miei occhi, i miei occhi che t'amavano tanto. E lontano, lontano nel mondo, in un sorriso sulle labbra di un altro, troverai quella mia timidezza per cui tu mi prendevi un po' in giro. E lontano, lontano nel tempo, l'espressione di un volto per caso ti farà ricordare il mio volto, l'aria triste che tu amavi tanto. E lontano, lontano nel mondo, una sera sarai con un altro e ad un tratto chissà come e perché, ti troverai a parlargli di me, di un amore ormai troppo lontano.

giovedì 2 luglio 2009

A Small Victory

A hierarchy

Spread out on the nightstand

The spirit of team

Salvation is another chance

A sore loser

Yelling with my mouth shut

A cracking portrait

The fondling of trophies

The null of losing

Can you afford that luxury?

A sore winner

But I'll just keep my mouth shut

It shouldn't bother me

But it does

The small victories

The cankers and medallions

<<>>

They keep me thinking

That someday

I might beat you

But I'll just keep my mouth shut

It shouldn't bother me

But it does

IF I SPEAK AT ONE CONSTANT VOLUME AT ONE CONSTANT PITCH AT ONE CONSTANT RHYTHM

RIGHT INTO YOUR EAR, YOU STILL WONT HEAR

You still won't hear

You still won't hear

You still won't hear

You still won't hear

You still won't hear

You still won't hear

karl malden

Karl Malden dies at 97

Karl Malden, a versatile Oscar-winning actor who built a six-decade Hollywood career playing heroes and heavies -- and, often, relatable ordinary men -- yet who was certain he was best known as a commercial pitchman for American Express, has died. He was 97.

Malden died Wednesday of natural causes at his Brentwood home, said Mila Doerner, a daughter...

(L.A. Times)

Malden, nato a Chicago il 22 marzo 1912 da padre di origine serba e madre ceca, era un celebre caratterista, con preferenze per personaggi duri e spietati, e protagonista della serie tv "Le strade di San Francisco". Una carriera lunghissima, indimenticabili i suoi ruoli in "Fronte del porto" (1954), "Baby Doll" (1956), entrambi di Kazan; "Io confesso" (1953) di Alfred Hitchcock, "Prigioniero della paura" (1957) di Robert Mulligan, "I due volti della vendetta" (1961) di Marlon Brando, "Il grande sentiero" (1964) di John Ford, "Uomini selvaggi" (1971) di "Blake Edwards" e "Pazza" (1987) di Martin Ritt.

(corriere.it)

mercoledì 1 luglio 2009

avventura a Durango

Romance in Durango è la settima traccia di Desire, uno degli album più venduti di Bob Dylan. Il primo verso della canzone è ispirato da una cartolina inviata a Jaques Levy dal commediografo Jack Gelber raffigurante dei peperoncini. Da questo verso si svilupperà poi tutta la canzone che ha come protagonisti due fidanzati che fuggono verso Durango dopo che lui ha ucciso una persona in un'osteria.

La canzone è stata tradotta in italiano da Massimo Bubola e Fabrizio De André, ed inserita nell'album del cantautore genovese Rimini; i due traducono il ritornello della canzone (che nell'originale è una lingua inventata anglo-ispanica) in una sorta di dialetto meridionale "napoletaneggiante", lasciando inalterata la struttura narrativa del testo.

Peperoncini rossi nel sole cocente

polvere sul viso e sul cappello

io e Maddalena all'occidente

abbiamo aperto i nostri occhi oltre il cancello

Ho dato la chitarra al figlio del fornaio

per una pizza ed un fucile

la ricomprerò lungo il sentiero

e suonerò per Maddalena all'imbrunire

Nun chiagne Maddalena

Dio ci guarderà

e presto arriveremo a Durango

Strigneme Maddalena

sto deserto finirà

e tu potrai ballare o' fandango

Dopo i templi aztechi e le rovine

le prime stelle sul Rio Grande

di notte sogno il campanile

e il collo di Ramon pieno di sangue

Sono stato proprio io all'osteria

a premere le dita sul grilletto

vieni, mia Maddalena voliamo via

il cane abbaia e quel che è fatto è fatto

Nun chiagne Maddalena

Dio ci guarderà

e presto arriveremo a Durango

Strigneme Maddalena

sto deserto finirà

e tu potrai ballare o' fandango

Alla corrida con tequila ghiacciata

vedremo il toreador toccare il cielo

all'ombra della tribuna antica

dove Villa applaudiva il rodeo

Il frate pregherà per il perdono

ci accoglierà nella missione

avrò stivali nuovi un orecchino d'oro

e sotto il velo tu farai la comunione

La strada è lunga ma ne vedo la fine

arriveremo per il ballo

e Dio ci apparirà sulle colline

coi suoi occhi smeraldini di ramarro

Nun chiagne Maddalena

Dio ci guarderà

e presto arriveremo a Durango

Strigneme Maddalena

sto deserto finirà

e tu potrai ballare o' fandango

Che cos'è il colpo che ho sentito

ho nella schiena un dolore caldo

siediti qui trattieni il fiato

forse non sono stato troppo scaltro

Svelta Maddalena prendi il mio fucile

guarda dov'è partito il lampo

miralo bene cerca di colpire

potremmo non vedere più Durango

Nun chiagne Maddalena

Dio ci guarderà

e presto arriveremo a Durango

Strigneme Maddalena

sto deserto finirà

e tu potrai ballare o' fandango

martedì 30 giugno 2009

... I wish I was the full moon shining off a camaro's hood ... (whishlist - pearl jam)

Chevrolet CAMARO!

YUKIO MISHIMA

Yukio Mishima (三島由紀夫) pseudonimo di Hiraoka Kimitake (平岡公威) (Tokyo, 14 gennaio 1925 – Tokyo, 25 novembre 1970) è stato uno scrittore e drammaturgo giapponese.

Mishima è uno dei pochi autori giapponesi che hanno riscosso immediato successo all'estero (più che in Giappone stesso, dove la critica lo ha più volte stroncato). Le sue numerosissime opere spaziano dal romanzo alle forme rimodernizzate e riadattate di teatro tradizionale giapponese Kabuki e Nō, quest'ultimo rivisitato in chiave moderna. Personaggio difficile e complesso, spesso in Europa travisato ed etichettato genericamente come "fascista", era in realtà un nazionalista nostalgico, un conservatore decadente come lo definì Alberto Moravia che lo aveva incontrato nella sua casa in stile occidentale in un sobborgo di Tokyo. Tuttavia Mishima stesso non dichiarò mai apertamente di essere di destra, e anzi si identificò sempre come apolitico, soprattutto visto il suo astio nei confronti dei politici a lui contemporanei. Sicuramente uno dei suoi ideali più forti è il patriottismo, che ha ispirato anche numerosi personaggi delle sue opere, oltre al culto per l'Imperatore, non come personaggio storico o figura autoritaria ma come ideale astratto dell'essenza del Giappone tradizionale.

Con la sua tragica morte avvenuta in diretta televisiva nel 1970 all'età di 45 anni (data studiata e ponderata accuratamente), con il suicidio rituale (seppuku), durante l'occupazione simbolica del ministero della difesa, suggellò la conclusione insieme della sua vita e della sua vicenda letteraria. Infatti poco prima del suo suicidio aveva consegnato all'editore l'ultima parte della tetralogia "Il mare della fertilità" (completata comunque tre mesi prima della consegna, ma sulla quale appare, nell'ultima pagina, la data simbolica "25/11/1970", quasi come a volere lasciare il suo ultimo testamento).

La sua uscita di scena era stata organizzata con lucidità maniacale e con una freddezza difficile da comprendere.[senza fonte] Uscendo dal suo studio per andare incontro all'epilogo della sua vita lascia un biglietto con su scritto "La vita umana è breve ma io vorrei vivere sempre". Tuttavia è necessario ed indispensabile ricordare che la morte ha sempre ossessionato Mishima durante tutta la sua vita, un'ossessione che si riflette chiaramente nelle sue opere.

Mishima fu anche fondatore di una organizzazione paramilitare, di cui lui era capo e finanziatore, chiamata Tate no kai (Associazione dello scudo) che rifiutava in maniera netta ciò che lui definiva una sottomissione del Giappone, ossia il Trattato di San Francisco del 1951 col quale il suo paese aveva rinunciato per sempre a possedere un esercito affidando la propria difesa agli Stati Uniti. Mishima insistette spesso sulla funzione non reale ma simbolica del suo esercito, composto solo da 100 giovani selezionati dallo scrittore stesso, inteso come esercito di salvaguardia dello spirito tradizionale giapponese e difensore dell'Imperatore.

(it.wikipedia.org)

lunedì 29 giugno 2009

AUGURI!

FAITH NO MORE - the reunion

VIS ET HONOR

venerdì 26 giugno 2009

san Pietro

wake up and live

Svegliati e vivi, si, svegliati e vivi

Svegliati e vivi ora

Svegliati e vivi

La vita è una grande strada con parecchi segnali

Così quando corri in carreggiata

Non complicarti le idee

Rifuggi l'odio, il male e la gelosia

Non seppellire le tue idee

Trasforma le visioni in realtà, sì!

Tutti insieme ora

Svegliati e vivi, svegliati e vivi

Svegliati, svegliati e vivi

Svegliati e vivi ora

Svegliati e vivi

Destati potente popolo

C'è un'opera da compiere

Così facciamola un po' alla volta

Destati dal tuo torpore inquieto

Noi siamo più della sabbia sulla

Spiaggia, noi siamo più che numeri

Tutti insieme ora

Svegliati e vivi ora

Svegliati e vivi

Svegliati e vivi ora

Svegliati e vivi

Vedi, basta poco per essere felici

Anche se oggi vivi alla grande

Domani sarai sepolto in una cassa

Vedi, basta poco per essere felici

Anche se oggi vivi alla grande

Domani sarai sepolto in una cassa

Tutti insieme ora

Svegliati e vivi ora

Svegliati e vivi

Svegliati e vivi ora

Svegliati e vivi, continua a giocare

Svegliati e vivi ora

Svegliati e vivi, svegliati e vivi ora

Svegliati e vivi, rompi il cerchio

Come ci si sente lassù?

Svegliati, sentiti sveglio

Svegliati, svegliati

Svegliati, svegliati, avanti uomo

Devi svegliarti e vivere

Svegliati, svegliati, svegliati, svegliati

mercoledì 24 giugno 2009

IL LUNGO ADDIO

TRAMA:

Philip Marlowe (Elliott Gould) - detective privato - aiuta l'amico Terry Lennox (Jim Bouton) a fuggire in Messico - questi ingiustamente accusato di avere ucciso la moglie. La polizia locale scopre il piano di Marlowe e lo arresta con l'accusa di favoreggiamento: dopo poco tempo, Philip viene rilasciato poiché Lennox si è suicidato. Tornato tra le spiagge di Malibu - la sua patria - Marlowe acconsente a lavorare per la moglie di un vecchio scrittore alcolizzato, Roger Wade (Sterling Hayden). Durante l'incarico assegnatogli dalla moglie di Wade, il gangster Marty Augustine (Mark Rydell) cerca di uccidere Marlowe, con l'accusa di aver rubato insieme al defunto Lennox una ingente somma di danaro - al cui furto avrebbe partecipato anche Marlowe.

« Splendido canto funebre di un personaggio e di un genere, privo di suspense in senso tradizionale, ma percorso da una sottile inquietudine che via via si trasforma in autentica tensione. Altman (con la collaborazione della sceneggiatrice Leigh Brackett) rilegge il romanzo omonimo di Raymond Chandler "aggiornandolo" con rispetto e intelligenza: Marlowe (di cui Gould dà un'interpretazione perfetta, scanzonata e crepuscolare) diventa "un antieroe superato dagli avvenimenti che non riesce mai a controllare", ma che saprà riscattarsi nella scena finale con una scelta di morale che è una coerentissima risposta all'involuzione della società. Stupefacente la fotografia notturna di Vilmos Zsigmond e indimenticabile lo scrittore hemingwayano interpretato da Sterling Hayden »

(Paolo Mereghetti, Il Mereghetti Dizionario dei film 2008)

wishlist

Vorrei essere una bomba al neutrone, per una volta avrei potuto esplodere

Vorrei essere un sacrificio ma in qualche modo ancora vivo

Vorrei essere un ornamento sentimentale da appendere sull'albero di natale

Vorrei essere la stella che va sulla punta

Vorrei essere la testimonianza

Vorrei essere il suolo per cinquanta milioni di mani alzate

E aperte verso il cielo

Vorrei essere un marinaio con qualcuno che mi aspettasse

Vorrei essere fortunato, fortunato come lo sono io

Vorrei essere un messaggero con buone notizie

Vorrei essere la luna piena che risplende sul cofano di una Camaro

Vorrei essere un alieno a casa dietro il sole

Vorrei essere il souvenir da appendere come porta chiavi

Vorrei essere il pedale del freno da cui dipendi

Vorrei essere il verbo "credere" e non deluderti mai

Vorrei essere una canzone per la radio la sola che tu accendi