giovedì 30 luglio 2015

'well the bitter comes out better on a stolen guitar...'

Il gusto amaro del risveglio, il gusto amaro del mattino, il gusto amaro del pomeriggio, il gusto amaro della sera, il gusto amaro della notte, il gusto amaro dei sogni, il gusto amaro della vita, è un amaro che rimane, non se ne va...
 

mercoledì 29 luglio 2015

lunedì 27 luglio 2015

Mi accontento di poco! (snakes on a plane)

Questa sera stavo guidando da est in direzione ovest, al tramonto. 
Il cielo era bello. Ho abbassato i finestrini, l'aria era piacevole, più fresca e profumata.
Poco traffico, nessun impiccio nè interruzione, insolita scorrevolezza.
Ascoltavo un pò di musica come sempre faccio, il caso mi porge 'Be Mine', la voce di Michael Stipe e subito vengo dolcemente strappato dal luogo in cui sono, la mia mente decolla. 
Il vuoto assoluto e la musica penetra, nel profondo, mi commuovo, sto bene, nient'altro. 
Un attimo di panico, mi rendo conto che sta per terminare ma arriva Andrew Wood a soccorremi, a salvarmi. 
Canto con lui, 'Crown Of Thorns'...
Ancora qualche raro istante di pace e bellezza, ho come l'impressione di volare sopra le nuvole.   
(... Because when the smack begins to flow
I really don’t care anymore
About all the Jim-Jims in this town ... 

disse il Poeta)
Poi atterro, sono di nuovo lì.
Ci tenevo a raccontartelo, carissima amica mia, oggi sono stato fortunato...!

  

sabato 25 luglio 2015

wishlist

#1 - Strandmon 

Il sipario

“E non dovete né meravigliarvi né indignarvi,
perché è la cosa più evidente del mondo.
L’uomo è separato dal passato
(anche dal passato di qualche secondo prima)
da due forze che si mettono immediatamente all’opera
e collaborano tra loro:
la forza dell’oblio (che cancella)
e la forza della memoria (che trasforma)”. 

this one goes to the one ...


giovedì 23 luglio 2015

after the gold rush

Sailing heart ships through broken harbors
Out on the waves in the night
Still the searcher must ride the dark horse
Racing alone in his fright
Tell me why
Tell me why
Is it hard to make arrangements with yourself
When you're old enough to repay
But young enough to sell
Tell me lies later, come and see me
I'll be around for a while
I am lonely but you can free me
All in the way that you smile
Tell me why
Tell me why
Is it hard to make arrangements with yourself
When you're old enough to repay
But young enough to sell
Tell me why
Tell me why
Is it hard to make arrangements with yourself
When you're old enough to repay
But young enough to sell

('tell me why' - Neil Young - 1970) 
 

mercoledì 22 luglio 2015

Cheshire Cat

“But I don’t want to go among mad people," Alice remarked.
"Oh, you can’t help that," said the Cat: "we’re all mad here. I’m mad. You’re mad."
"How do you know I’m mad?" said Alice.
"You must be," said the Cat, "or you wouldn’t have come here.” 


― Lewis Carroll, Alice in Wonderland

 

lunedì 20 luglio 2015

tip of the day

 
Carta igienica 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La carta igienica è un prodotto in carta utilizzato per una sommaria igiene intima dopo la defecazione o la minzione.
La sua composizione differisce dagli altri tipi di carta (ad esempio quella utilizzata per i fazzoletti monouso) perché è in grado di disfarsi con l'acqua e di decomporsi più rapidamente nelle fosse biologiche.

venerdì 17 luglio 2015

... diciassette luglio - h. 23.23

Sai, questa sera l'ho visto per caso da lontano, si guardava attorno senza darlo più di tanto a vedere. 
Poi mi sono avvicinato e gli ho parlato. 
Ti stava aspettando, lì, dove ti aveva detto, il biglietto...
Ha atteso un pò, poi se ne è andato.
Chi ha scritto la sceneggiatura non aveva previsto il colpo di scena, purtroppo.
Succede solo nei film o agli altri.
Dice che adesso è molto stanco, gli mancano le forze ma non riesce a dormire, è senza pace!
"She dreams in color, she dreams in red..."



... comunque, felice diciassette luglio!




 

Michael Jeffrey Jordan - His Airness


mercoledì 15 luglio 2015

ancora Bob Dylan in mente...

... Lei mi chiese "Dove sei stato?" Io dissi "In nessun posto in particolare"
Lei disse "Sembri diverso" Io dissi "Può essere"
Lei disse "Sei stato via" Io dissi "Mi sembra chiaro"
Lei disse "Resti?" Io dissi "Può darsi"...

 ... She said, "Where ya been?" I said, "No place special."
She said, "You look different." I said, "Well, not quite."
She said, "You been gone." I said, "That's only natural." 

She said, "You gonna stay?" I said, "Yeah, I jes might." ...



la motivazione conta!

Viene frequentemente chiesto il mio aiuto per configurare personal computer, telefoni, posta elettronica, tablet e chi più ne ha più ne metta, io sono sempre disponibile, mi tocca.
Anche chi sembra il più inetto, incapace di cose banali, quello che "tu sei tecnologico, io no", sfodera inaspettate capacità quando si tratta di giocare in maniera poco trasparente, nascondere, guardare senza essere visti, calcolarne gli effetti e attuare tattiche, ecc. ecc. ...
In questi casi, sono io l'inetto, non posso essere d'aiuto!

martedì 14 luglio 2015

in questo momento...

... possedere una motocicletta mi sarebbe di grande aiuto. Credo riuscirei addirittura a rimangiarmi tutto, ad apprezzare l'estate, anche se niente è meglio del profumo della pioggia, dell'erba bagnata e della terra che si odora in certi giorni di autunno...

Odio l'estate

Non sopporto il caldo, tutte le brutte cose solitamente capitano d'estate. 
Nascono prima ma si compiono in estate. 
Qualcuno spesso perde il controllo, proprio in estate. 
L'estate inganna.
Ho conosciuto nella mia vita diverse persone grame, nate stranamente in estate.
Stupide coincidenze ovviamente, non sono tutte così.
Si fotta comunque l'estate con tutti i suoi adepti.
Che schifo!




venerdì 10 luglio 2015

due futili considerazioni

1. camminare mezz'ora ogni giorno per le vie e i luoghi di un posto meraviglioso, ascoltando musica, fa bene allo spirito e restituisce serenità.

2. Da almeno 35 anni ascolto anche Bob Dylan, solo ora mi rendo conto di avere acquisito reale e piena consapevolezza della sua grandezza. La cosa mi rende felice, quante altre cose non ho ancora visto dalla giusta prospettiva? C'è speranza!



mercoledì 8 luglio 2015

Uomini senza donne - Murakami Haruki

" A volte perdere una donna significa perderle tutte. Cosi' diventiamo uomini senza donne"  


sabato 4 luglio 2015

ragazza della terra del nord - (girl from the north country)

Se stai viaggiando verso la bella terra del Nord
dove i venti soffiano impetuosi lungo il confine
ricordami a colei che vive là
Che una volta fu il mio vero amore
Guarda per me che i suoi capelli cadano lunghi
Che scendano in riccioli e si spargano lungo il suo seno
Guarda per me che i suoi capelli cadano lunghi
Questo è il modo in cui io la ricordo meglio
Se vai lì quando la bufera di neve infuria
quando i fiumi ghiacciano e finisce l'estate
ti prego, accertati che lei indossi una pelliccia così calda
da proteggerla dai venti che soffiano impetuosi
Se stai viaggiando verso la bella terra del Nord
dove i venti soffiano impetuosi lungo il confine
ricordami a colei che vive là
Perchè una volta fu il mio sincero amore
Se stai viaggiando verso la bella terra del Nord
dove i venti soffiano impetuosi lungo il confine
ricordami a colei che vive là
Perchè una volta fu il mio sincero amore
Il mio sincero amore
il mio sincero amore
il mio sincero amore
il mio sincero amore
 
 

mercoledì 1 luglio 2015

finchè c'è Guida c'è speranza



… guidare, per sempre, osservare il paesaggio dai finestrini, senza fermate, senza traffico, senza mai arrivare, ascoltando musica, annusando l’aria, dall’alba alla notte, fantasticando in compagnia della speranza, del pensiero che qualcuno mi aspetti, senza ancora conoscere il finale, come sempre pessimo!

The Power Of Positive Drinking

 A certi piace il vino e ad altri il luppolo
ma quello che io amo davvero è il mio scotch
è il potere, il potere di bere positivo
Certa gente rovina il suo drink col ghiaccio
e poi, proprio loro ti chiedono dei consigli
ti dicono, questo non l’avevo mai detto
a nessuno prima
Dicono, mi piacciono i dolci
ma l’alcol ti rende spiritoso
e non mi piacciono quelli che mischiano
chi sorseggia e chi si compiange
sai, devi stare molto attento
a dove ti siedi in un bar di questi tempi
E poi certa gente beve
per scatenare la propria libido
e altra gente beve per rinforzare l’ego
è il mio fardello, fratello, la gente dice
che ho una faccia di cui ci si può fidare
E’ il po-po-po-potere
del bere positivo
il po-po-po-potere positivo
il po-po-po
potere del bere positivo
Certa gente dice che alcol ti rende meno lucido
e credo che sia vero
se sei un po’ stupido non sono tra quelli
che si fanno fregare due volte
E certi dicono che l’alcol uccide le cellule del cervello
be’, alzarsi dal letto fa lo stesso effetto
quando morirò, lo farò con stile con un bicchiere in mano
E’ il po-po-po-potere del bere positivo
il po-po-po-potere positivo
il po-po-po
potere del bere positivo

lunedì 29 giugno 2015

Fear is a Man's Best Friend

 Standing, waiting for a man to show
Wide eyed, one eye fixed on the door
This waiting's killing me, it's wearing me down
Day in day out, my feet are burning holes in the ground

Darkness, warmer than a bedroom floor
Want someone to hold me close forevermore
I'm a sleeping dog, but you can't tell
When I'm on the prowl you'd better run like hell

You know it makes sense, don't even think about it
Life and death are just things you do when you're bored
Say fear's a man's best friend, you add it up, it brings you down

Home is living like a man on the run
Trails leading nowhere, where to my son?
We're already dead, just not yet in the ground
Take my helping hand, I'll show you around

You know it makes sense, don't even think about it
Life and death are just things you do when you're bored
Say fear's a man's best friend, you add it up it brings you down
https://youtu.be/8iAAe_7_HOw
 https://youtu.be/e9TXH_zR7C8

venerdì 19 giugno 2015

settemila, forse più

ritorni, sulla strada del cuore...

mercoledì 17 giugno 2015

better than beings


'You`re going to reap just what you sow'

... « Un contadino andò nei suoi campi per seminare il grano. Mentre seminava, alcuni semi caddero sulla strada e furono calpestati o mangiati dagli uccelli. Altri semi caddero sulla roccia ricoperta da un basso strato di terra; appena cominciarono a crescere, le pianticelle si seccarono e morirono per mancanza di umidità. Altri semi caddero tra le spine e i teneri steli di grano che crebbero furono soffocati. Altri, invece, caddero sul terreno fertile; questi semi germogliarono e produssero un raccolto cento volte maggiore di quanto era stato seminato ». Poi Gesù aggiunse: « Chi ha orecchie per udire, ascolti! »
 Gli apostoli gli chiesero il significato della storia.  Gesù rispose: « Dio vi ha concesso di conoscere il significato di queste parabole che rivelano il mistero del Regno di Dio. Ma questa gente ascolta e non capisce, guarda e non vede, proprio come predissero gli antichi profeti.

Questo è il significato della storia: il seme è il messaggio di Dio agli uomini. Il sentiero su cui cadono alcuni semi rappresenta il cuore duro di quelli che ascoltano le parole di Dio, ma poi viene il diavolo e porta via quelle parole, impedendo loro di credere e di essere salvati.  Il terreno roccioso rappresenta quelli che ascoltano con gioia il messaggio, che però non penetra fino in fondo al loro cuore, non mette radici, né cresce in loro. Queste persone sanno che il messaggio è vero, e per un po’ credono; ma quando giunge il momento della prova, allora perdono ogni interesse.

I semi fra le spine rappresentano quelli che ascoltano e credono alle parole di Dio, ma, dopo un po’, si lasciano soffocare dalle preoccupazioni, dalle ricchezze, dalle responsabilità o dai piaceri della vita. E così non sono mai capaci di aiutare nessun altro a credere nel Vangelo.
Ma il terreno fertile rappresenta la gente dal cuore buono e onesto. Queste persone ascoltano le parole di Dio, vi si aggrappano e con la loro perseveranza producono un abbondante raccolto ».

Un’altra volta Gesù chiese: « Si è mai sentito di qualcuno che accende una lampada e poi la copre, perché non risplenda? No, anzi, le lampade vengono messe bene in vista, dove tutti possano vedere la luce. Così un giorno tutto ciò che ora è nascosto sarà portato alla luce e reso palese.

Perciò attenzione a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato ancor di più; e chi non ha, sarà privato perfino di quel poco che pensa di avere »...
 

martedì 16 giugno 2015

sedicigiugno

 
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
ritira le unghie nelle zampe,
lasciami sprofondare nei tuoi occhi
in cui l’agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere
la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano
s’inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,
vedo in ispirito la mia donna.
Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia,
taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa
un’aria sottile, un temibile profumo
ondeggiano intorno al suo corpo bruno.
 (Charles Baudelaire - Il Gatto)

lunedì 15 giugno 2015

'Tis So Much Joy! (Emily Dickinson)


 È tanta la gioia! È tanta la gioia!
Se dovessi fallire, che povertà!
Eppure, poveri come me,
Hanno rischiato tutto in un tiro di dadi!
Hanno vinto! Sì! Tanto esitava -
Da questa parte la Vittoria!

La Vita è solo Vita! E la Morte, solo Morte!
L'Estasi è solo Estasi, e il Respiro solo Respiro!
E se proprio dovessi fallire,
Almeno, conoscere il peggio, sarà dolce!
La Sconfitta non significa altro che Sconfitta,
Nulla di più triste, può accadere!

E se vincessi! Oh Cannoni sul mare!
Oh Campane, che siete sui campanili!
All'inizio, ripetetelo lentamente!
Perché il Cielo è una cosa diversa,
Immaginarlo, e svegliarcisi all'improvviso -
E potrebbe annientarmi!

giovedì 11 giugno 2015

Huginn and Muninn?


lunedì 25 maggio 2015

Memorial Day 2015


giovedì 21 maggio 2015

PJ

E' tardi, via! Vita, pensieri, pesi e speranze. Strade, le stesse, aria fresca, oggi. Sole, oggi. Il distacco, il ritorno? Il caso, eccoti! Inizia a fluire. "She dreams in color, she dreams in red..." Chi sono, chi ero, chi sarò? Un istante di lucidità, visioni, sensazioni, persone, sentimenti, ricordi, illusioni, ancora speranza, brividi e soprattutto una spinta. Di luce!? La forza. Devo tornare, andiamo! Grazie Eddie!

mercoledì 20 maggio 2015

Tha Last Man On Earth




lunedì 18 maggio 2015

Mike Baxter!


martedì 5 maggio 2015

C a p o l a v o r o !


 The Wire – L’epica di Baltimora
Costruire una storia può rivelarsi un’impresa ardua: tra intrecci, personaggi e cambi di direzione non è raro che ci si perda più volte, stentando a ritrovare gli intenti originari. Quando, oltre ad essa, bisogna costruire una città, il compito diventa ancora più problematico.
The Wire è la serie che ha fatto tutto questo alla perfezione, ma non solo: rappresentando una Baltimora che non si era mai vista in televisione, ha raccontato l’America, assicurandosi un posto tra i capolavori (televisivi e non) della narrativa contemporanea. Andata in onda tra il 2002 e il 2008 sulla HBO, la creatura di David Simon è entrata di diritto nei prodotti più complessi e importanti della Golden Age della tv americana, in un fortunato percorso che ha garantito la sua sopravvivenza nonostante gli ascolti sempre incredibilmente bassi e il mancato riconoscimento da parte dell’Academy – ad ulteriore prova che gli Emmy sono l’ultima cosa da guardare quando si analizza il valore di un prodotto televisivo.
“Girl, you can’t even think of calling this shit a war.”
“Why not?” “Wars end.”
Introdurre The Wire a chi non ne ha mai sentito parlare comporta un grandissimo ed inevitabile rischio: la serie, infatti, si articola affrontando un numero di questioni e problemi che sono impossibili da riassumere pienamente. Si può dire che il tema attorno a cui gira l’intera narrazione è la crisi di una città (Baltimora, appunto), microcosmo di una società statunitense corrotta, sporca, impossibile da cambiare: tale analisi avviene attraverso una struttura televisiva probabilmente unica, che consiste nel cambiamento di  focus ad ogni nuova stagione. E così se durante la prima annata lo spettatore assiste al tentativo di intercettazione dell’organizzazione Barksdale – responsabile del reperimento e dello spaccio della droga nella parte ovest della città – da parte di una squadra di polizia assegnata, al primo episodio della seconda stagione la situazione cambia e ci si trova sul porto di Baltimora, con una serie di personaggi mai visti prima, ad affrontare dei problemi simili ma al contempo completamente diversi. Non si tratta di un’impostazione antologica, sia chiaro: quasi tutti i protagonisti tornano ogni anno e il filo principale della guerra contro la droga rimane, ma ogni anno cambia l’angolazione da cui si osserva la vicenda, la prospettiva sotto cui vengono visti i personaggi e i vari problemi della società americana contemporanea. Si parla, quindi, dei bassifondi e del sistema dello spaccio “su strada” nella prima stagione, della crisi della working class nella seconda, di politica e riforme nella terza, del sistema scolastico nella quarta e di giornalismo nella quinta.
“It’s a treatise on the end of the American empire and who we are as a people, what we’ve come to and why we can no longer solve or even seriously address our own problems.” – David Simon
Tutto ciò impone ovviamente un’attenzione da parte dello spettatore che è ben al di sopra della media, in quanto cercare di apprendere come funziona il mondo che ci viene presentato ogni volta implica inevitabilmente un’iniziale sensazione di straniamento: è per questo che viene spesso consigliato di recuperare le prime puntate di ogni stagione (della prima in particolare) nel minor tempo possibile, in modo da assorbire il numero impressionante di personaggi e storie presentate senza fare confusione in seguito.
Si può quindi dire che la struttura di The Wire è quanto di meno convenzionale si possa immaginare, e ciò si può applicare anche alla costruzione della narrazione in sé: quasi tutti i meccanismi tipici del mezzo televisivo (cliffhanger, stacchi pubblicitari in mezzo alle scene, autonomia degli episodi) vengono abbandonati in favore di uno stile che si conforma più a quello del romanzo, tanto che i paragoni dell’opera di Simon con i capolavori della letteratura sono più consistenti di quelli relativi ad altri prodotti per la televisione. Si pensi, ad esempio, al frequentissimo parallelo con i romanzi di Charles Dickens, anch’essi capaci di riprodurre la vita e la società alla perfezione, senza tralasciare nemmeno uno strato; all’imponente influenza quasi fatalistica della tragedia greca, che, in quest’opera più che mai, trova la sua realizzazione definitiva; o ancora, ai concetti di “lotta per la vita” e di impossibilità di liberarsi del proprio status sociale, in cui non è difficile scorgervi le influenze di una corrente, importantissima nella storia della letteratura in generale, come quella del Verismo – si pensi, ad esempio, a queste tematiche e alla loro rilevanza in opere come I Malavoglia e Mastro-don Gesualdo.
We’re building something here, detective, we’re building it from scratch. All the pieces matter.
Uno dei grandissimi punti di forza della serie risiede sicuramente nella sua capacità di offrire uno squarcio quanto mai accurato della città esaminata, senza, tuttavia, tralasciarne i particolari: la creatura di Simon affronta temi ampi e importanti, è vero, ma il legame con la Baltimora che si sta esaminando è qualcosa di imprescindibile. La cultura e il linguaggio sono due aspetti che vengono rispettati quasi religiosamente, grazie ad una scrittura che riesce ad essere tanto mimetica quanto perfetta per riassumere i problemi affrontati nel corso della serie; il dialetto della città, quindi, viene reso con una minuziosità unica nella storia della televisione, e perfino i tempi con cui sono scandite le battute pronunciate sono studiati nel minimo dettaglio. Il risultato è uno stile che riesce a risultare sia intelligente che ironico allo stesso tempo: nonostante si tratti di un drama a tutti gli effetti, la comicità costituisce uno dei mezzi attraverso cui il senso di oppressione e di incapacità di reagire viene attenuato, e dà spesso luogo ad alcuni dei momenti più memorabili di sempre. Si pensi, ad esempio, all’indimenticabile sequenza (presente nella quarta puntata della prima stagione, “Old Cases”) in cui i due detective protagonisti stanno esaminando una scena del crimine, commentando le prove attraverso un’unica parola e le sue variazioni: “fuck”. È il chiaro esempio di come anche la situazione più comune possa essere trasformata in qualcosa di geniale, ed è stata, per molti, la prova di come quello a cui stavano assistendo fosse un prodotto assolutamente mai visto.
This game is rigged, man. We like the little bitches on a chessboard.
Nonostante ciò, comunque, definire The Wire una serie “leggera” sarebbe un paradosso: uno dei tratti distintivi della serie è il suo pessimismo acuto ed incurabile, ad esprimere l’estrema sfiducia di Simon verso una possibile risalita dell’America dal baratro morale in cui è caduta. Le storie presentate finiscono di norma con una sconfitta, o, nel migliore dei casi, una vittoria mutilata: il dolore si rivela essere una costante inevitabile, e chi assiste impara presto a non farsi troppe illusioni a proposito del destino di alcuni personaggi o del successo di determinate scelte. Proprio per questi motivi, tuttavia, sono le piccole vittorie quelle che aiutano lo spettatore a rialzarsi e a sperare, e se c’è una cosa che la serie HBO è riuscita ad esprimere è la capacità di bearsi di quei rari momenti in cui si riesce ad evadere dal peso insostenibile del sistema, fattore tanto imponente quanto corrotto che raramente lascia una via di scampo. È questa la società dipinta da Simon, un mondo in cui i personaggi sono costantemente costretti a fare i conti con quello che è chiamato dalla gente della strada “the game”, imprescindibile ed impossibile da ignorare.
Ayo, lesson here, Bey. You come at the king, you best not miss.
In ogni caso, è chiaro che tutto l’impianto accuratamente pianificato da Simon non avrebbe potuto funzionare senza i suoi indimenticabili personaggi: si ripete spesso come la protagonista della serie sia la stessa Baltimora, ma le persone che la abitano sono altrettanto importanti, e gli autori non hanno tralasciato il minimo dettaglio a questo proposito. Ogni singolo personaggio – che si tratti di un comprimario o di qualcuno di marginale – è frutto di una costruzione perfetta ed accurata, capace di dare un’identità precisa e riconoscibile a tutti i membri dell’immenso sistema di spacciatori, poliziotti, ragazzi e politici che popola la città. Il tutto, ovviamente, è possibile grazie ad uno dei cast più ampi e riusciti di sempre, che spazia da interpreti come Idris Elba e Dominic West ad attori più sconosciuti ma altrettanto talentuosi, talvolta addirittura presi direttamente dalla strada: tra questi ultimi, è impossibile non citare Felicia “Snoop” Pearson (interpretata dall’omonima ragazza), indicata da Stephen King come “il personaggio femminile più terrificante mai apparso in televisione”. Da non dimenticare, inoltre, Omar Little, vero e proprio simbolo della serie, interpretato da un incredibile Michael K. Williams.
Come detto in precedenza, la serie HBO non è purtroppo riuscita ad assicurarsi né un successo di pubblico consistente – perlomeno non subito – né un adeguato riscontro da parte dei premi più “prestigiosi”, che hanno deciso di ignorare l’incredibile valore di uno dei capisaldi della storia televisione, uno show che non ha bisogno di riconoscimenti ufficiali per confermare la sua immensa qualità. David Simon è riuscito a confezionare un prodotto denso eppure usufruibile da tutti, opprimente eppure capace di regalare le soddisfazioni più grandi; parlare di perfezione è sempre un azzardo, ma quando si tratta di The Wire il termine sembra essere l’unico veramente adatto.