lunedì 31 agosto 2009

C. IVLI CAESARIS COMMENTARIORVM DE BELLO GALLICO LIBER QVINTVS

(44) In quella legione militavano due centurioni di grande valore, T. Pullone e L. Voreno, che stavano raggiungendo i gradi più alti. I due erano in costante antagonismo su chi doveva esser anteposto all'altro e ogni anno gareggiavano per la promozione, con rivalità accanita. Mentre si combatteva aspramente nei pressi delle nostre difese, Pullone disse: "Esiti, Voreno? Che grado ti aspetti a ricompensa del tuo valore? Ecco il giorno che deciderà le nostre controversie!" Ciò detto, scavalca le difese e si getta contro lo schieramento nemico dove sembrava più fitto. Neppure Voreno, allora, resta entro il vallo, ma, temendo il giudizio di tutti, segue Pullone. A poca distanza dai nemici, questi scaglia il giavellotto contro di loro e ne colpisce uno, che correva in testa a tutti; i compagni lo soccorrono, caduto e morente, proteggendolo con gli scudi, mentre tutti insieme lanciano dardi contro Pullone, impedendogli di avanzare. Anzi, il suo scudo viene passato da parte a parte e un veruto gli si pianta nel balteo, spostandogli il fodero della spada: così, mentre cerca di sguainarla con la destra, perde tempo e, nell'intralcio in cui si trova, viene circondato. Subito il suo rivale Voreno si precipita e lo soccorre in quel difficile frangente. Su di lui convergono subito tutti i nemici, trascurando Pullone: lo credono trafitto dal veruto. Voreno combatte con la spada, corpo a corpo, uccide un avversario e costringe gli altri a retrocedere leggermente, ma, trasportato dalla foga, cade a capofitto in un fosso. Viene circondato a sua volta e trova sostegno in Pullone: tutti e due, incolumi, si riparano entro le nostre difese, dopo aver ucciso molti nemici ed essersi procurati grande onore. Così la Fortuna, in questa loro sfida e contesa, dispose di essi in modo che ognuno recasse all'antagonista aiuto e salvezza e che non fosse possibile giudicare a quale dei due, per valore, toccasse il premio per il valore.

Erant in ea legione fortissimi viri, centuriones, qui primis ordinibus appropinquarent, Titus Pullo et Lucius Vorenus. Hi perpetuas inter se controversias habebant, quinam anteferretur, omnibusque annis de locis summis simultatibus contendebant. Ex his Pullo, cum acerrime ad munitiones pugnaretur, "Quid dubitas," inquit, " Vorene? aut quem locum tuae probandae virtutis exspectas ? hic dies de nostris controversiis iudicabit." Haec cum dixisset, procedit extra munitiones quaque pars hostium confertissima est visa irrumpit. Ne Vorenus quidem tum sese vallo continet, sed omnium veritus existimationem subsequitur. Mediocri spatio relicto Pullo pilum in hostes immittit atque unum ex multitudine procurrentem traicit; quo percusso et exanimato hunc scutis protegunt, in hostem tela universi coniciunt neque dant regrediendi facultatem. Transfigitur scutum Pulloni et verutum in balteo defigitur. Avertit hic casus vaginam et gladium educere conanti dextram moratur manum, impeditumque hostes circumsistunt. Succurrit inimicus illi Vorenus et laboranti subvenit. Ad hunc se confestim a Pullone omnis multitudo convertit: illum veruto arbitrantur occisum. Gladio comminus rem gerit Vorenus atque uno interfecto reliquos paulum propellit; dum cupidius instat, in locum deiectus inferiorem concidit. Huic rursus circumvento fert subsidium Pullo, atque ambo incolumes compluribus interfectis summa cum laude sese intra munitiones recipiunt. Sic fortuna in contentione et certamine utrumque versavit, ut alter alteri inimicus auxilio salutique esset, neque diiudicari posset, uter utri virtute anteferendus videretur.

dune

... Dodici anni dopo gli eventi descritti in Dune, Paul Atreides è ancora l'imperatore della galassia e governa l'universo conosciuto dalla sua capitale su Arrakis. Da poco si è conclusa una jihad scatenata dai Fremen che vedono in lui il loro messia e desiderano diffonderne il culto su ogni pianeta. Benché Paul sia il più potente imperatore mai esistito, egli stesso è impotente di fronte alla forza del mito che lo circonda e che spinge i suoi fedeli al fanatismo più estremo ...

venerdì 28 agosto 2009

bene gesserit

Io non avrò paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta alla cancellazione totale. Affronterò la mia paura. La lascerò passare sopra di me e attraverso me. E quando sarà passata, volgerò il mio occhio interiore per vedere il suo cammino. Là dove la paura è passata non ci sarà nulla. Rimarrò soltanto io.
Litania Bene Gesserit contro la paura

mercoledì 26 agosto 2009

5 yrs 1 mth later

I'm glad no one's here just me by the sea

I'm glad no one's here to mess it up for me

I'm glad no one's here just me by the sea

But man, I wish I had a hand to hold

I saw an orange starfish on the side of a rock

I poked on his back & tried to pull him off

A crab scared me away he ran close to my toes

And man, I wish I had a hand to hold

The moon is nowhere almost time for the sun

The voice of the waves sound anciently young

I'm a prisoner of freedom ten toes in the sand

And man, I wish I had a hand to hold

I'm in the habit of being alone

I try hard to break it I can't on my own

I'm glad no one's here just me by the sea

I'm glad no one's here to mess it up for me

I'm glad no one's here just me by the sea

paul atreides

Nelle profondità del nostro inconscio c'è un bisogno ossessivo di un universo logico e coerente. Ma il vero universo è sempre a un passo al di là della logica.

Dalla “Raccolta dei detti di Muad'Dib”, della Principessa Irulan

lunedì 24 agosto 2009

cancelli ...

domenica 9 agosto 2009

willy de ville - ( 25 agosto 1950 – 6 Agosto 2009)

Perfino Wikipedia, sempre attenta a battere la concorrenza sull’ora delle morte e ad aggiornare il presente in passato remoto, ci ha messo qualche minuto di troppo. Willy DeVille non era così famoso. Però lascia un vuoto simile a una voragine per chi lo ha amato, e pure la consapevolezza che il rock scivola grandioso come il tempo. Grandioso, inesorabile. Willy se ne va. A 59 anni, tumore al pancreas. Sul suo sito una nota a giugno. “Con il cuore spezzato vi annunciamo che i dottori gli hanno diagnosticato un cancro”. Date del tour annullate. Ieri sera poche righe. “Con il cuore pesante rendiamo noto che Willy è passato a miglior vita, serenamente”. C’è sempre un cuore che batte, perfino di troppo, nell’opera di questo americano meticcio. Era secco come un chiodo William, detto Willie. I capelli lunghi, i baffetti, le camicie con lo sbuffo e l’orecchino. Un corsaro, un pirata, un Capitan Uncino. Suonava rock ibrido, macchiato da mille contaminazioni nell’epoca consegnata alla purezza degli stili. Lui no. Lui shakerava . Metteva il punk assieme alle influenze latine, i quattro quarti dei vicoli con il lirismo, la poesia affranta con storie di donne e di coltello. Melò imprevedibile. Metà indiano d’America, metà irlandese, metà basco. Alcolico. Meraviglioso "cane randagio".

Cominciò la storia nella New York algida tra i ‘70 e gli ’80. Si chiamavano Mink Deville. Della formazione nessuno ha più memoria. Ma c’era lui, a volte con la giacchetta da domatore, altre con la canottiera. Lui. E quella chitarra caldissima e dolorante, la voce nasale e un po’ drammatica, la faccia da volpe a reinterpretare “Hey Joe”, come neanche Jimi Hendrix tra una tribù di ispanici. Ci sono dischi che vale la pena rispolverare e baciare esattamente al centro, per non inumidire il vinile. Dischi tipo “Cabretta” con “Spanish stroll”, sgangherata e imponente. Dischi come “Return to Magenta”, violento e pistolero, o come “Coup de Grace”, dove il colpo di grazia del punk si sposa al Martedì grasso, alle nenie di New Orleans e ai titoli di canzoni degli Stranglers e dei Plasmatics. Cajun e blues di fango. “Ho problemi con la band, coi manager e con me stesso”, diceva Willy. Poi, però, staccava la chitarra dal chiodo e tirava fuori dal cilindro operine oblique. Tipo “Le chat Blue”. Quando, anni dopo, venne a Roma a raccontarcelo si accompagnava a una bionda svampita, con un gatto tatuato sul braccio. Lei tutta fusa, minigonna e denti da vampiro. Lui ringhiante e ormonale. Pomiciarono anche sul palco del Palladium, club alla Garbatella, incuranti come una coppia da fumetto trash, un po’ Walt Disney, un po’ Corto Maltese, mentre la gente si spellava le mani. Pochi album da top ten, forse “Miracle” (’87) su tutti. Poi capitoli aperti, chiusi, ottimi produttori, ma quell’ansia di farsi male, provocare, ferirsi fino a vedere il bianco dell’osso che non ingrassa il business. Quindici anni di fuga tra New Orleans e il Southwest con la seconda moglie, Lola, “il gatto blu” , morta suicida mentre lui si faceva di eroina. Poi la svolta con Nina, la terza affettuosa compagna. Quindi qualche disco minore. Vale la pena ricordarlo con “Loup garou”, dove interpreta la parte dolente del lupo mannaro. C’è la canzone che chiude l’album, “My own desire”, che è un piccolo, prezioso testamento. La ninna nanna del vampiro, dove i sospiri hanno timbri da crepuscolo, a dispetto delle sbornie salsere. “Demasiado corazon” batte cassa, ma in lontananza.

Chiude l’epopea “Pistola”, del 2008. Nitroglicerina bagnata. Ci resta tutto il resto, però. Willy il bucaniere ci resta. Con la chitarra come una spada sulla prua di una nave fantasma. A indicarci l’isola che non c’è mentre la truppa fischia furiosa un rock’n’roll d’annata. Ci resta una parte di lui. Se ne muore un pezzo di noi. Cuore compreso.

di Daniela Amenta

giovedì 6 agosto 2009

RAN

Spettacolare tragedia, magnificamente ambientata nelle verdi e aperte alture del Giappone feudale del 1500: la storia ruota attorno ad un sovrano e ai suoi tre figli che porteranno alla rovina la loro casata. Ran (Caos) è una spietata visione della condizione umana: l’uomo (e la donna, magari più astuta e ammaliatrice ma non per questo al sicuro) in balia dei propri desideri, soggiogato da passioni e tormenti, cieco e in mancanza di tutto questo comunque beffato dal destino o da qualche divinità indifferente. Inquadrature indimenticabili, scene di battaglia da antologia, costumi curatissimi e sgargianti (che hanno vinto l’oscar), musiche e suoni azzeccati ed elettrizzanti contribuiscono a fare di questo film un indiscutibile capolavoro. Kurosawa dirige e rappresenta senza sentimentalismi, senza che trasudi inutile pietà, ma le scene che costruisce trasmettono un senso di disperazione, un pessimismo universale, nascosto, però, già negli affetti più intimi, che può turbare... (lad - filmagenda.it)

mercoledì 5 agosto 2009

be mine

I never thought of this as funny

It speaks another world to me

I want to be your Easter bunny

I want to be your Christmas tree.

I'll strip the world that you must live in

of all its godforsaken greed.

I'll ply the tar out of your feathers.

I'll pluck the thorns out of your feet.

you and me.

you and me.

and if I choose your sanctuary

I want to wash you with my hair.

I want to drink of sacred fountains

and find the riches hidden there.

I'll eat the lotus and peyote.

I want to hear the caged bird sing.

I want the secrets of the Temple.

I want the finger with the ring.

you and me.

you and me.

you will see.

that if you make me your religion

I'll give you all the room you need.

I'll be the drawing of your breath.

I'll be the cup if you should bleed.

I'll be the sky above the Ganges

I'll be the vast and stormy sea.

I'll be the lights that guide you inward.

I'll be the visions you will see.

the visions you will see.

you will see.

you will see.

you and me.

you and me.

you and me.

Fahrenheit 451

i sette samurai (1954)

I sette samurai (七人の侍, Shichinin no Samurai), Giappone 1954, film diretto da Akira Kurosawa, interpretato, tra gli altri, da Toshirō Mifune e Takashi Shimura. Il film è considerato un vero jidaigeki, rimanendo allo stesso tempo nel genere dell'intrattenimento. Di fama mondiale, la pellicola è uno dei più grandi successi di Kurosawa, addirittura considerata da diverse organizzazioni il migliore film giapponese, nonché il primo prototipo del film d'azione.

(it.wikipedia.org)

Nel Giappone del XVI secolo in cui orde di soldati sbandati e dediti al brigantaggio saccheggiano le campagne, la popolazione di un povero villaggio decide di ricorrere ai samurai, nobile casta di soldati di ventura, nella speranza di trovare qualcuno disposto a impegnarsi in un'impresa così umile e così poco remunerata. Li trovano. Selezionati dal saggio e disincantato Kambei (T. Shimura), cinque rispondono all'appello. Il settimo è il contadino Kikuchiyo (T. Mifune), miles gloriosus che vuole conquistarsi sul campo l'onore di essere promosso samurai. Nella strenua difesa del villaggio quattro dei sette e molti contadini muoiono da prodi. L'attacco è respinto e nei campi riprende il lavoro. Molti fattori contribuiscono a fare la grandezza del 14° film di A. Kurosawa: la sapienza della costruzione narrativa (1 prologo, 1 epilogo e 4 capitoli: la ricerca dei contadini, il reclutamento dei samurai, l'organizzazione della difesa, la battaglia che dura tre giorni e tre notti); l'ariostesca varietà degli episodi e dei registri narrativi unita alla bellezza figurativa di questo affresco corale; la straordinaria galleria dei sette, ciascuno dei quali rappresenta un diverso aspetto della moralità e del comportamento dei samurai; la ricchezza dialettica nel confronto tra due culture; l'equilibrio tra la toccante elegia dei sentimenti e l'epica turbinosa dell'azione. L'epilogo è su una nota di virile malinconia: noi samurai – dice Kambei – siamo come il vento che passa veloce sulla terra, ma la terra rimane e appartiene ai contadini. Anche questa volta siamo stati noi i vinti; i veri vincitori sono loro. Scritta dal regista con Shinobu Hashimoto e Hideo Oguni l'edizione originale di 200 min. – ridotta subito a 160 per il Giappone e a 130 per l'esportazione – fu ripristinata nel 1980. Fu quella, in originale con i sottotitoli – che andò in onda su RAI1 nel 1985 in un ciclo di Kurosawa. Rifatto a Hollywood in forma di western come I magnifici sette (1960) e come film di SF: I magnifici sette dello spazio (1980).

(mymovies.it)

martedì 4 agosto 2009

unforgiven (1992)

da due a trentotto

noveagostodieciagostoundiciagostododiciagostoventunoagosto

lunedì 3 agosto 2009

nelle terre selvagge

Così va il mondo

Non puoi mai sapere

Dove mettere tutta la tua fede

E dove ti porterà

Mi solleverò

Bruciando dei buchi neri nei ricordi bui

Mi solleverò

Trasformando gli errori in oro

Così passa il tempo

Troppo veloce da domare

Improvvisamente ingoiato dai segni

Ma guarda un po'

Mi solleverò

Troverò la mia direzione magneticamente

Mi solleverò

Giocherò il mio asso nella manica

(Ed Vedder - Rise)

venerdì 31 luglio 2009

? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ? ?

L'uomo (Homo sapiens sapiens), chiamato anche essere umano, è un mammifero euterio, un primate bipede, appartenente alla famiglia degli ominidi che comprende numerosi generi estinti e sette diverse specie viventi di grandi scimmie antropomorfe. La specie sapiens, di origine africana come d'altronde il genere Homo stesso, è a pelo corto, adattata alla vita terricola, e onnivora, con comportamento originariamente cacciatore raccoglitore. La distribuzione attuale è pressoché cosmopolita.

Gli uomini hanno un cervello molto strutturato e sviluppato, in proporzione alle dimensioni dell'individuo, e capace di ragionamento astratto, linguaggio e introspezione. Questa capacità mentale, combinata con la stazione eretta che rende liberi gli arti superiori, rimasti prensili per l'origine arboricola comune a tutto l'ordine, ha consentito il manipolare oggetti, e ha permesso all'uomo di creare una grande varietà di utensili.

Dall'origine africana, circa 200 mila anni fa da H. erectus, a oggi, la specie si è diffusa su tutta la superficie delle terre emerse con una popolazione totale che supera attualmente i 6,5 miliardi di individui.

Similmente alla maggior parte dei primati, gli uomini sono animali sociali. Sono inoltre particolarmente abili nell'utilizzo di sistemi di comunicazione per l'autoespressione, lo scambio di idee, l'organizzazione. Gli uomini creano complesse strutture sociali composte da gruppi in cooperazione e competizione, che variano dalle piccole famiglie e associazioni fino alle grandi unioni politiche, scientifiche, economiche. L'interazione sociale ha introdotto una larghissima varietà di tradizioni, rituali, regole comportamentali, valori, norme sociali e leggi che formano la base della società umana. Gli uomini possiedono anche un marcato apprezzamento per la bellezza e l'estetica che, combinate col desiderio umano di autoespressione, hanno condotto a innovazioni culturali quali arte, letteratura e musica.

Gli uomini manifestano il desiderio di capire e influenzare il mondo circostante, cercando di comprendere, spiegare e manipolare i fenomeni naturali attraverso scienza, filosofia, mitologia e religione. Questa curiosità naturale ha portato allo sviluppo di strumenti e abilità avanzati; gli uomini sono l'unica specie ancora vivente che utilizza il fuoco, cuoce i propri cibi, si veste, ed usa numerose altre tecnologie.

(it.wikipedia.org)

mercoledì 29 luglio 2009

30 di luglio

Il mare è una vasta distesa di acqua salata a ridosso dei continenti e connessa con un oceano...

within you without you (harrison)

Parlavamo

dello spazio tra noi tutti

e della gente che si nasconde

dietro un muro di illusione

non intravede mai la verità

poi è troppo tardi

quando muoiono

Parlavamo

dell'amore che tutti potremmo condividere

quando lo troviamo

bisogna fare del nostro meglio per tenerlo lì

con il nostro amore

potremmo salvare il mondo

se solo sapessero

Prova a capire è tutto che è tutto dentro di te

nessun altro ti può far cambiare

e a vedere che davvero tu sei solo molto piccolo

e la vita scorre con o senza di te

Parlavamo

dell'amore che è diventato così freddo

e della gente che conquista il mondo

e perde l'anima

Non sanno, non capiscono

Sei uno di loro?

Quando riesci a vedere al di là di te stesso

allora puoi trovare

la pace interiore che sta aspettando

e verrà il tempo

in cui capirai che siamo tutti uno

e la vita scorre con o senza di te

martedì 28 luglio 2009

walk the line (quando l'amore brucia...) - 2005

La storia del giovane Johnny Cash e del suo turbolento rapporto d'amore con June Carter Cash. La storia ha inizio in Arkansas durante l'epoca della Depressione e mostra le origini del suono di Cash, quando era ancora semplicemente il figlio di un mezzadro, passando poi attraverso i suoi tour scatenati con pionieri del rock and roll come Elvis Presley, Carl Perkins, Roy Orbison, Jerry Lee Lewis e Waylon Jennings, e terminando la sua corsa con l'indimenticabile concerto del 1968 alla prigione di Folsom.

JOHNNY CASH

Johnny Cash, alla nascita J. R. Cash (Kingsland, 26 febbraio 1932 – Nashville, 12 settembre 2003).

lunedì 27 luglio 2009

ring of fire

L’amore è qualcosa di incandescente

E dà vita ad un cerchio ardente

Guidato da un desiderio indomabile

Sono precipitato in un cerchio di fuoco

Sono precipitato in un incandescente cerchio di fuoco

Cadevo sempre più giù, sempre più giù

Mentre le fiamme salivano

E brucia, brucia, brucia

Il cerchio di fuoco

Il cerchio di fuoco

L’amore ha un sapore dolce

Quando due cuori come i nostri si incontrano

Mi sono innamorato di te come un bambino

Oh, ma poi il fuoco è diventato selvaggio

Sono precipitato in un incandescente cerchio di fuoco

Cadevo sempre più giù, sempre più giù

Mentre le fiamme salivano

E brucia, brucia, brucia

Il cerchio di fuoco

Il cerchio di fuoco

E brucia, brucia, brucia

Il cerchio di fuoco

Il cerchio di fuoco

Il cerchio di fuoco

venerdì 24 luglio 2009

the Butabi brothers...

giovedì 23 luglio 2009

everybody hurts

Quando il giorno è lungo e la notte, la notte è tua soltanto,

quando sei certo di averne abbastanza di questa vita, beh, tieni duro.

Non lasciarti andare, tutti piangono e tutti soffrono qualche volta.

Qualche volta tutto è sbagliato. Adesso è il momento di cantare insieme.

Quando il giorno è lungo e la notte, la notte è tua soltanto, (tieni duro, tieni duro)

Se tu senti che ti stai lasciando andare (tieni duro)

quando pensi di averne abbastanza di questa vita, beh, tieni duro.

Tutti soffrono. Prendi conforto dai tuoi amici.

Tutti soffrono. Non arrenderti.

Oh, no. Non arrenderti.

Se ti senti solo, no, no, no, non sei solo.

Se te ne stai da solo in questa vita, i giorni e le notti sono lunghe,

quando pensi di averne abbastanza di questa vita per tenere duro.

Beh, tutti soffrono qualche volta,

tutti piangono. E tutti soffrono

qualche volta.

E tutti soffrono qualche volta. Quindi, tieni duro, tieni duro.

Tieni duro, tieni duro. Tieni duro, tieni duro. Tieni duro, tieni duro.

(Tutti soffrono. Tu non sei solo.)

mercoledì 22 luglio 2009

desolation row

Vendono cartoline dell'impiccagione

E colorano i passaporti di marrone

Il salone di bellezza è pieno di marinai

Il circo è arrivato in città

Ecco che arriva il commissario cieco

Lo hanno fatto entrare in trance

Ha una mano legata al funambolo

E l'altra nei pantaloni

E le squadre anti-sommossa sono irrequiete

Cercano un posto dove andare

Mentre io e la mia signora ci affacciamo

Nel vicolo della desolazione

Cenerentola sembra così tranquilla

Ci vuole uno come lei per capirla

Sorride e si mette le mani nelle tasche posteriori

in stile Bette Davis

E arriva Romeo lamentandosi

"Credo che tu appartenga a me"

e qualcuno dice "Sei nel posto sbagliato, amico mio

è meglio se te ne vai"

E l'unico suono che rimane

dopo che se ne sono andate le ambulanze

è Cenerentola che spazza la strada

nel vicolo della desolazione

Ora la luna è quasi completamente nascosta

e le stelle cominciano a scomparire

Anche la cartomante

ha messo a posto tutte le sue cose

Tutti tranne Caino e Abele

e il gobbo di Notre Dame

stanno facendo l'amore

o aspettano la pioggia

E il buon samaritano si sta vestendo

si sta preparando per lo show

Andrà al carnevale stanotte

al vicolo della desolazione

Ora Ofelia è sotto la finestra

Sono molto preoccupato per lei

Al suo ventiduesimo compleanno

è già una vecchia zitella

Per lei la morte è abbastanza romantica

indossa una maglia d'acciaio

La sua professione è la sua religione

il suo peccato è la mancanza di vita

E sebbene i suoi occhi siano fissi

sul grande arcobaleno di Noè

passa il suo tempo a sbirciare

nel vicolo della desolazione.

Einstein camuffato da Robin Hood

con i suoi ricordi in un baule

è passato di qui un'ora fa

con il suo amico, un monaco geloso

Sembrava così immacolatamente spaventoso

mentre scroccava una sigaretta

Poi se ne n'è andato via annusando i tubi di scarico dell'acqua

e recitando l'alfabeto

Non lo penseresti mai a vederlo

ma era famoso tanto tempo fa

per suonare il violino elettrico

nel vicolo della desolazione

Il dottor Sudiciume tiene il suo mondo

in una tazza di cuoio

Ma tutti i suoi pazienti asessuati

stanno cercando di farla saltare in aria

La sua infermiera, una fallita del luogo,

è incaricata del buco del cianuro

e tiene anche le carte che recitano

"Abbi Pietà dell'Anima Sua"

Tutti soffiano nei fischietti

li puoi sentire suonare

se sporgi la testa abbastanza

nel vicolo della desolazione

Aldilà della strada hanno inchiodato le tende

si stanno preparando per la festa

Il fantasma dell'opera

è perfettamente travestito da prete

Stanno imboccando Casanova

per farlo sentire più sicuro

Poi lo uccideranno con l'eccessiva sicurezza di sè

dopo averlo avvelenato di parole

E il fantasma sta gridando a ragazze pelle ed ossa

"Andate via di qui se non capite"

Casanova sta per essere punito per essere andato

nel vicolo della desolazione"

A mezzanotte tutti gli agenti

e la ciurma sovrumana

vengono fuori ed arrestano tutti quelli

che ne sanno più di loro

Poi li portano alla fabbrica

dove la macchina per l'infarto

viene fissata sulle loro spalle

E poi il cherosene

viene gettato giù dai castelli

da assicuratori che vanno

a controllare che nessuno stia scappando

al vicolo della desolazione

Sia lode al Nettuno di Nerone

Il Titanic salpa all'alba

E tutti gridano

"Da che parte stai?"

Ed Ezra Pound e T. S. Eliot

combattono nella torre di comando

mentre cantanti di calipso li deridono

e pescatori porgono fiori

tra le finestre del mare

dove amabili sirene nuotano

e nessuno deve preoccuparsi troppo

del vicolo della desolazione

Sì, ieri ho ricevuto la tua lettera

riguardo a quella volta che la maniglia della porta si è rotta

Quando mi hai chiesto cosa stavo facendo

era una specie di scherzo?

Tutte queste persone che citi

sì, le conosco, sono abbastanza deboli

Ho dovuto riordinare le loro facce

e assegnare a tutte un altro nome

Ma ora non riesco a leggere molto bene

non mandarmi più lettere

a meno che tu non le spedisca

dal vicolo della desolazione

Desolation Row è la traccia di chiusura del sesto album in studio di Bob Dylan, Highway 61 Revisited. È nota per la sua durata (11:21) e per il testo surreale. Desolation Row è stata descritta come un esempio del lavoro di Bob Dylan raggiungendo un alto livello di lirica poetica.

Fabrizio De André ha inciso una traduzione della canzone col titolo Via della povertà nell'album Canzoni.

I Grateful Dead hanno coverizzato la canzone presente nel loro album Postcards of the Haning, rilasciato nel 2002.

Chris Smithers ha incluso la canzone nel suo album Train Home (2003).

Il 26 gennaio 2009 i My Chemical Romance hanno fatto una cover di questa canzone (di genere punk-rock) per i titoli di coda del film Watchmen, subito entrata al 52esimo posto nella UK Singles Chart.

(it.wikipedia.org)