giovedì 1 ottobre 2009

smiles

I sorrisi, mi hanno insegnato a non sorridere mai

mi hanno detto

che il sorriso abbonda sulla bocca degli stolti

e dei ciarlatani e degli ipocriti

Mia madre diceva che a meno che

qualcuno non ti piazzi

proprio davanti alla macchina fotografica

sorridere è proprio l’ultima cosa

che devi fare

quei sorrisi

quei sorrisi senza allegria a trentadue denti

Sorrisi, tutti sorridono alla tv

il presentatore di quiz

coi suoi concorrenti avvizziti

le star intervistate nei talk show

il politico leccapiedi

Il molestatore, lo stupratore, il piromane

tutti sorridono al telegiornale

prima o poi

quei sorrisi, quei sorrisi vistosi e malati

Quando ero bambino mia madre mi diceva

«Mai, mai, lasciar vedere agli altri

che sei felice»

Sorrisi, mai, mai lasciar vedere agli altri che sorridi

ti offenderanno sempre

con quei sorrisi, mai

mai lasciar vedere agli altri che sorridi

ti offenderanno sempre

con quei tuoi sorrisi, mai

mai lasciar vedere agli altri che sorridi

non lo sai che ti faranno cantare

doo doo doo doo doo doo doo doo

martedì 29 settembre 2009

I GOTTA FEELING

I gotta feeling that tonight’s gonna be a good night

that tonight’s gonna be a good night

that tonight’s gonna be a good good night

Tonight’s the night night

Let’s live it up

I got my money

Let’s spend it up

Go out and smash it

like Oh My God

Jump off that sofa

Let’s get get OFF

I know that we’ll have a ball

if we get down

and go out

and just loose it all

I feel stressed out

I wanna let it go

Lets go way out spaced out

and loosing all control

Fill up my cup

Mozoltov

Look at her dancing

just take it off

Lets paint the town

We’ll shut it down

Let’s burn the roof

and then we’ll do it again

Lets Do it

and live it up

i gotta feeling that tonight’s gonna be a good night

that tonight’s gonna be a good night

that tonight’s gonna be a good good night

Tonight’s the night

let’s live it up

I got my money

Lets spend it up

Go out and smash it

Like Oh My God

Jump off that sofa

Lets get get OFF

Fill up my cup (Drink)

Mozolotov (Lahyme)

Look at her dancing (Move it Move it)

Just take it off

Lets paint the town

We’ll shut it down

Lets burn the roof

and then we’ll do it again

lets do it

let’s live it up

Here we come

here we go

we gotta rock

Easy come

easy go

now we on top

Feel the shot

body rock

Rock it don’t stop

Round and round

up and down

around the clock

venerdì 25 settembre 2009

the spice must flow

Noi siamo i Fremen. Viviamo da sempre nel deserto, nomadi, sfidando i venti di un arido pianeta inospitale dove è però prodotta la più grande tra le ricchezze dell'universo conosciuto: la Spezia. Senza la Spezia, la Gilda spaziale non riuscirebbe a spostare le immense navi nella galassia alla velocità del pensiero. Senza la Spezia, l'impero stesso cesserebbe di esistere! La Spezia, per sorte singolare, si trova solo su questo pianeta che noi chiamiamo Dune. Chi controlla Dune, controlla la Spezia. Noi siamo i Fremen, il popolo silenzioso. Schiacciati e calpestati dai sanguinari invasori Harkonnen, attendiamo nascosti nel deserto la venuta del Mahdi, che verrà a liberarci, secondo una profezia vecchia di millenni. Ma ora la nostra lunga attesa è terminata. È giunto su Dune un giovane di un altro pianeta, figlio del duca Leto il Giusto, che tra noi sarà chiamato Muad'dib. Egli è il Dormiente: colui che grazie alla Spezia risveglierà i propri poteri inimmaginabili e ci condurrà, vittoriosi, alla Guerra Santa finale. Perché chi controlla Dune, controlla l'universo.

giovedì 24 settembre 2009

five years

Avanzando a spintoni nella piazza del mercato,

c’erano così tante madri che singhiozzavano

Le ultime notizie erano appena giunte

ci rimanevano solo cinque anni per

piangere

Il tizio al telegiornale pianse e ci disse

che la terra stava veramente morendo

Pianse tanto che la sua faccia era bagnata

e capii che non stava mentendo

Sentii telefoni, opere, le mie canzoni preferite

Vidi ragazzi, giocattoli, ferri da stiro e TV

Il mio cervello doleva come un magazzino

non aveva abbastanza spazio

Dovevo stipare così tante cose

immagazzinarle tutte lì dentro

E tutta la gente magra e grassa, e tutta la gente alta e bassa

Tutti i nessuno, tutti i qualcuno

Non avrei mai pensato di aver bisogno di così tanta gente

Una ragazza della mia età andò fuori di testa picchiò alcuni bambini

Se il Nero non l’avesse allontanata, penso che li avrebbe uccisi

Un soldato con un braccio rotto fissò il suo sguardo sul volante di una Cadillac

Uno sbirro si prostrò e baciò i piedi di un prete

e una checca vomitò a questo spettacolo

io penso di avervi visto in una gelateria

che bevevate frullati freddi e lunghi

sorridendo e salutando e con un bell’aspetto

non penso che sapeste di finire in questa canzone

Ed era freddo e pioveva e così mi sentii come un attore

E ripensai a mamma e avrei voluto tornare da lei

Il tuo volto, la tua razza, il tuo modo di parlare

Ti bacio, sei bello, voglio che tu cammini

Abbiamo cinque anni, impressi nei miei occhi

Ci rimangono cinque anni, ma che sorpresa

Abbiamo cinque anni, il mio cervello duole

Abbiamo cinque anni, è tutto ciò che ci rimane

mercoledì 23 settembre 2009

l'imperatore dio di dune

Duemila anni sono passati dalle lontane visioni di sogno che avevano spinto Leto nel deserto, verso quel destino che suo padre aveva rifiutato: indossare la terribile pelle di trota della sabbia per ottenere il dominio su tutto l'universo - compreso il preziosissimo melange - e l'immortalità. Leto II è ormai signore assoluto della galassia, venerato come Imperatore-Dio, e ha ulteriormente sviluppato e affinato facoltà che erano già dei suoi antenati: scrutare nell'animo degli uomini e cogliere l'essenza della verità negli eventi. Ma questi enormi poteri hanno privato la sua esistenza di ogni emozione, tanto che la capacità di vedere nel futuro si è trasformata per lui in noia, "sacra noia", e qualsiasi avvenimento imprevisto, per quanto sgradevole, può diventare un piacevole diversivo. Tiranno stanco di pianure verdeggianti, ha accentrato nelle sue mani tutto il potere, trasformando lo Stato in arida burocrazia e la religione nel culto della sua personalità. Ma l'onnipotenza ha un prezzo molto alto: l'inevitabile perdita di umanità e un'ineluttabile, orrenda trasformazione fisica. La parte mutata di lui che vive sottoterra è la sola cosa che sfugge al suo controllo e alla sua ragione... Il quarto libro dell'epico ciclo di Dune.

lunedì 21 settembre 2009

20 settembre 2009

venerdì 18 settembre 2009

mood

... Guess I'm just not in the mood today.

Not in the mood?

Mood is a thing for cattle and women, young pup.

Mood is not for fighting!

giovedì 17 settembre 2009

onore ai caduti

Si sta come

d'autunno

sugli alberi

le foglie

(Ungaretti)

mercoledì 16 settembre 2009

tongue

call my name, here I come.

90 to nothing, watch me run.

you call.

I am ashamed to say.

ugly girls know their fate.

anybody can get laid.

you want a room with a fire escape.

I want to tell you how much I hate this.

don't leave that stuff all over me. it pains me.

please just leave it.

I should toss that vanity license plate.

toss that make-up painted face.

box those poems, chocolate cake.

scratch that name on the record player.

please just leave me be.

don't lay that stuff all over me.

it crawls all over. all over me.

call my name, here I come.

your last ditch lay, will I never learn?

caramel turn on a dusty apology.

it crawls all over me.

you turn all over.

it pains me.

please just leave it.

martedì 15 settembre 2009

venerdì 11 settembre 2009

De esu carnium

9/11

giovedì 10 settembre 2009

i figli di Dune

Paul Atreides, allontanatosi per sempre nel deserto, ha lasciato la sua gente e i suoi due figli alla sorella Alia, diventata Reggente. I gemelli Ghanima e Leto hanno solo nove anni ma nei loro corpi si concentra un potere immenso e terrificante: nutriti di droga melange, hanno ereditato la memoria genetica dell'intera umanità che li rende consapevoli di essere diversi e drammaticamente esclusi dal resto della comunità. Ma una notizia giunge a turbare la tranquilla routine dei loro giorni a Sietch Tebr: l'annuncio dell'arrivo di Lady Jessica. Incertezze, timori, interrogativi attraversano i pensieri dei ragazzi: perché la nonna lascia la calda sicurezza di Caladan, ricco d'acqua, per tornare nel desertico Arrakis dove il Duca, suo marito, è stato assassinato e suo figlio ha conosciuto il martirio? Al calar della notte nella mente dei due giovani si affollano le immagini di innumerevoli vite, sconvolgenti visioni di volti, pianeti ormai scomparsi, moltitudini sconosciute: un gorgo di vorticosi eventi passati in cui cercare il presagio di un futuro carico di inquietanti cambiamenti. Il terzo libro dell'epico ciclo di Dune.

mercoledì 9 settembre 2009

visione

... " Poi lasciò che la visione s'impadronisse nuovamente di lui. Avrebbe voluto gridare con tutto il suo essere, ma non si lasciò sfuggire alcun suono. Ebbe paura di parlare, timoroso che la sua voce potesse tradirlo. In quel terrificante futuro, l'aria era impregnata dell'assenza di Chani. Una carne che aveva gridato nell'estasi, occhi arsi dal desiderio, una voce che lo aveva riempito d'incanto perchè non l'aveva mai ingannato, tutto era sparito, ritornando all'acqua e alla sabbia." ...

Large Hadron Collider

lunedì 7 settembre 2009

up the hills backwards

Il vuoto creato

dall'arrivo della libertà

E le possibilità che sembra offrire

Non ha niente a che vedere con te,

se qualcuno lo capisce

Non ha niente a che vedere con te,

se qualcuno lo capisce

Una serie di shock - le spie si disintegrano

La terra continua a girare

i testimoni cadono

Non ha niente a che vedere con te,

se qualcuno lo capisce

Non ha niente a che vedere con te,

se qualcuno lo capisce

Yeah, yeah, yeah

risalire le colline al contrario

Sarà ok

Mentre noi dormiamo loro vanno al lavoro

Siamo legalmente mutilati,

è la morte dell'amore

Non ha niente a che vedere con te,

se qualcuno lo capisce

Non ha niente a che vedere con te,

se qualcuno lo capisce

Più idoli che realtà

Io sto bene, tu così così

Si, si, si - risalire le colline al contrario

Sarà giusto oooh ohh

Harry Callahan

venerdì 4 settembre 2009

pink belt project

PER ELENCO PALESTRE digitare il seguente indirizzo: www.lanocemln.it/Monotematici/PALESTRA%20copia%20.doc

mercoledì 2 settembre 2009

back to school again

lunedì 31 agosto 2009

C. IVLI CAESARIS COMMENTARIORVM DE BELLO GALLICO LIBER QVINTVS

(44) In quella legione militavano due centurioni di grande valore, T. Pullone e L. Voreno, che stavano raggiungendo i gradi più alti. I due erano in costante antagonismo su chi doveva esser anteposto all'altro e ogni anno gareggiavano per la promozione, con rivalità accanita. Mentre si combatteva aspramente nei pressi delle nostre difese, Pullone disse: "Esiti, Voreno? Che grado ti aspetti a ricompensa del tuo valore? Ecco il giorno che deciderà le nostre controversie!" Ciò detto, scavalca le difese e si getta contro lo schieramento nemico dove sembrava più fitto. Neppure Voreno, allora, resta entro il vallo, ma, temendo il giudizio di tutti, segue Pullone. A poca distanza dai nemici, questi scaglia il giavellotto contro di loro e ne colpisce uno, che correva in testa a tutti; i compagni lo soccorrono, caduto e morente, proteggendolo con gli scudi, mentre tutti insieme lanciano dardi contro Pullone, impedendogli di avanzare. Anzi, il suo scudo viene passato da parte a parte e un veruto gli si pianta nel balteo, spostandogli il fodero della spada: così, mentre cerca di sguainarla con la destra, perde tempo e, nell'intralcio in cui si trova, viene circondato. Subito il suo rivale Voreno si precipita e lo soccorre in quel difficile frangente. Su di lui convergono subito tutti i nemici, trascurando Pullone: lo credono trafitto dal veruto. Voreno combatte con la spada, corpo a corpo, uccide un avversario e costringe gli altri a retrocedere leggermente, ma, trasportato dalla foga, cade a capofitto in un fosso. Viene circondato a sua volta e trova sostegno in Pullone: tutti e due, incolumi, si riparano entro le nostre difese, dopo aver ucciso molti nemici ed essersi procurati grande onore. Così la Fortuna, in questa loro sfida e contesa, dispose di essi in modo che ognuno recasse all'antagonista aiuto e salvezza e che non fosse possibile giudicare a quale dei due, per valore, toccasse il premio per il valore.

Erant in ea legione fortissimi viri, centuriones, qui primis ordinibus appropinquarent, Titus Pullo et Lucius Vorenus. Hi perpetuas inter se controversias habebant, quinam anteferretur, omnibusque annis de locis summis simultatibus contendebant. Ex his Pullo, cum acerrime ad munitiones pugnaretur, "Quid dubitas," inquit, " Vorene? aut quem locum tuae probandae virtutis exspectas ? hic dies de nostris controversiis iudicabit." Haec cum dixisset, procedit extra munitiones quaque pars hostium confertissima est visa irrumpit. Ne Vorenus quidem tum sese vallo continet, sed omnium veritus existimationem subsequitur. Mediocri spatio relicto Pullo pilum in hostes immittit atque unum ex multitudine procurrentem traicit; quo percusso et exanimato hunc scutis protegunt, in hostem tela universi coniciunt neque dant regrediendi facultatem. Transfigitur scutum Pulloni et verutum in balteo defigitur. Avertit hic casus vaginam et gladium educere conanti dextram moratur manum, impeditumque hostes circumsistunt. Succurrit inimicus illi Vorenus et laboranti subvenit. Ad hunc se confestim a Pullone omnis multitudo convertit: illum veruto arbitrantur occisum. Gladio comminus rem gerit Vorenus atque uno interfecto reliquos paulum propellit; dum cupidius instat, in locum deiectus inferiorem concidit. Huic rursus circumvento fert subsidium Pullo, atque ambo incolumes compluribus interfectis summa cum laude sese intra munitiones recipiunt. Sic fortuna in contentione et certamine utrumque versavit, ut alter alteri inimicus auxilio salutique esset, neque diiudicari posset, uter utri virtute anteferendus videretur.

dune

... Dodici anni dopo gli eventi descritti in Dune, Paul Atreides è ancora l'imperatore della galassia e governa l'universo conosciuto dalla sua capitale su Arrakis. Da poco si è conclusa una jihad scatenata dai Fremen che vedono in lui il loro messia e desiderano diffonderne il culto su ogni pianeta. Benché Paul sia il più potente imperatore mai esistito, egli stesso è impotente di fronte alla forza del mito che lo circonda e che spinge i suoi fedeli al fanatismo più estremo ...

venerdì 28 agosto 2009

bene gesserit

Io non avrò paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta alla cancellazione totale. Affronterò la mia paura. La lascerò passare sopra di me e attraverso me. E quando sarà passata, volgerò il mio occhio interiore per vedere il suo cammino. Là dove la paura è passata non ci sarà nulla. Rimarrò soltanto io.
Litania Bene Gesserit contro la paura

mercoledì 26 agosto 2009

5 yrs 1 mth later

I'm glad no one's here just me by the sea

I'm glad no one's here to mess it up for me

I'm glad no one's here just me by the sea

But man, I wish I had a hand to hold

I saw an orange starfish on the side of a rock

I poked on his back & tried to pull him off

A crab scared me away he ran close to my toes

And man, I wish I had a hand to hold

The moon is nowhere almost time for the sun

The voice of the waves sound anciently young

I'm a prisoner of freedom ten toes in the sand

And man, I wish I had a hand to hold

I'm in the habit of being alone

I try hard to break it I can't on my own

I'm glad no one's here just me by the sea

I'm glad no one's here to mess it up for me

I'm glad no one's here just me by the sea

paul atreides

Nelle profondità del nostro inconscio c'è un bisogno ossessivo di un universo logico e coerente. Ma il vero universo è sempre a un passo al di là della logica.

Dalla “Raccolta dei detti di Muad'Dib”, della Principessa Irulan

lunedì 24 agosto 2009

cancelli ...

domenica 9 agosto 2009

willy de ville - ( 25 agosto 1950 – 6 Agosto 2009)

Perfino Wikipedia, sempre attenta a battere la concorrenza sull’ora delle morte e ad aggiornare il presente in passato remoto, ci ha messo qualche minuto di troppo. Willy DeVille non era così famoso. Però lascia un vuoto simile a una voragine per chi lo ha amato, e pure la consapevolezza che il rock scivola grandioso come il tempo. Grandioso, inesorabile. Willy se ne va. A 59 anni, tumore al pancreas. Sul suo sito una nota a giugno. “Con il cuore spezzato vi annunciamo che i dottori gli hanno diagnosticato un cancro”. Date del tour annullate. Ieri sera poche righe. “Con il cuore pesante rendiamo noto che Willy è passato a miglior vita, serenamente”. C’è sempre un cuore che batte, perfino di troppo, nell’opera di questo americano meticcio. Era secco come un chiodo William, detto Willie. I capelli lunghi, i baffetti, le camicie con lo sbuffo e l’orecchino. Un corsaro, un pirata, un Capitan Uncino. Suonava rock ibrido, macchiato da mille contaminazioni nell’epoca consegnata alla purezza degli stili. Lui no. Lui shakerava . Metteva il punk assieme alle influenze latine, i quattro quarti dei vicoli con il lirismo, la poesia affranta con storie di donne e di coltello. Melò imprevedibile. Metà indiano d’America, metà irlandese, metà basco. Alcolico. Meraviglioso "cane randagio".

Cominciò la storia nella New York algida tra i ‘70 e gli ’80. Si chiamavano Mink Deville. Della formazione nessuno ha più memoria. Ma c’era lui, a volte con la giacchetta da domatore, altre con la canottiera. Lui. E quella chitarra caldissima e dolorante, la voce nasale e un po’ drammatica, la faccia da volpe a reinterpretare “Hey Joe”, come neanche Jimi Hendrix tra una tribù di ispanici. Ci sono dischi che vale la pena rispolverare e baciare esattamente al centro, per non inumidire il vinile. Dischi tipo “Cabretta” con “Spanish stroll”, sgangherata e imponente. Dischi come “Return to Magenta”, violento e pistolero, o come “Coup de Grace”, dove il colpo di grazia del punk si sposa al Martedì grasso, alle nenie di New Orleans e ai titoli di canzoni degli Stranglers e dei Plasmatics. Cajun e blues di fango. “Ho problemi con la band, coi manager e con me stesso”, diceva Willy. Poi, però, staccava la chitarra dal chiodo e tirava fuori dal cilindro operine oblique. Tipo “Le chat Blue”. Quando, anni dopo, venne a Roma a raccontarcelo si accompagnava a una bionda svampita, con un gatto tatuato sul braccio. Lei tutta fusa, minigonna e denti da vampiro. Lui ringhiante e ormonale. Pomiciarono anche sul palco del Palladium, club alla Garbatella, incuranti come una coppia da fumetto trash, un po’ Walt Disney, un po’ Corto Maltese, mentre la gente si spellava le mani. Pochi album da top ten, forse “Miracle” (’87) su tutti. Poi capitoli aperti, chiusi, ottimi produttori, ma quell’ansia di farsi male, provocare, ferirsi fino a vedere il bianco dell’osso che non ingrassa il business. Quindici anni di fuga tra New Orleans e il Southwest con la seconda moglie, Lola, “il gatto blu” , morta suicida mentre lui si faceva di eroina. Poi la svolta con Nina, la terza affettuosa compagna. Quindi qualche disco minore. Vale la pena ricordarlo con “Loup garou”, dove interpreta la parte dolente del lupo mannaro. C’è la canzone che chiude l’album, “My own desire”, che è un piccolo, prezioso testamento. La ninna nanna del vampiro, dove i sospiri hanno timbri da crepuscolo, a dispetto delle sbornie salsere. “Demasiado corazon” batte cassa, ma in lontananza.

Chiude l’epopea “Pistola”, del 2008. Nitroglicerina bagnata. Ci resta tutto il resto, però. Willy il bucaniere ci resta. Con la chitarra come una spada sulla prua di una nave fantasma. A indicarci l’isola che non c’è mentre la truppa fischia furiosa un rock’n’roll d’annata. Ci resta una parte di lui. Se ne muore un pezzo di noi. Cuore compreso.

di Daniela Amenta

giovedì 6 agosto 2009

RAN

Spettacolare tragedia, magnificamente ambientata nelle verdi e aperte alture del Giappone feudale del 1500: la storia ruota attorno ad un sovrano e ai suoi tre figli che porteranno alla rovina la loro casata. Ran (Caos) è una spietata visione della condizione umana: l’uomo (e la donna, magari più astuta e ammaliatrice ma non per questo al sicuro) in balia dei propri desideri, soggiogato da passioni e tormenti, cieco e in mancanza di tutto questo comunque beffato dal destino o da qualche divinità indifferente. Inquadrature indimenticabili, scene di battaglia da antologia, costumi curatissimi e sgargianti (che hanno vinto l’oscar), musiche e suoni azzeccati ed elettrizzanti contribuiscono a fare di questo film un indiscutibile capolavoro. Kurosawa dirige e rappresenta senza sentimentalismi, senza che trasudi inutile pietà, ma le scene che costruisce trasmettono un senso di disperazione, un pessimismo universale, nascosto, però, già negli affetti più intimi, che può turbare... (lad - filmagenda.it)

mercoledì 5 agosto 2009

be mine

I never thought of this as funny

It speaks another world to me

I want to be your Easter bunny

I want to be your Christmas tree.

I'll strip the world that you must live in

of all its godforsaken greed.

I'll ply the tar out of your feathers.

I'll pluck the thorns out of your feet.

you and me.

you and me.

and if I choose your sanctuary

I want to wash you with my hair.

I want to drink of sacred fountains

and find the riches hidden there.

I'll eat the lotus and peyote.

I want to hear the caged bird sing.

I want the secrets of the Temple.

I want the finger with the ring.

you and me.

you and me.

you will see.

that if you make me your religion

I'll give you all the room you need.

I'll be the drawing of your breath.

I'll be the cup if you should bleed.

I'll be the sky above the Ganges

I'll be the vast and stormy sea.

I'll be the lights that guide you inward.

I'll be the visions you will see.

the visions you will see.

you will see.

you will see.

you and me.

you and me.

you and me.

Fahrenheit 451

i sette samurai (1954)

I sette samurai (七人の侍, Shichinin no Samurai), Giappone 1954, film diretto da Akira Kurosawa, interpretato, tra gli altri, da Toshirō Mifune e Takashi Shimura. Il film è considerato un vero jidaigeki, rimanendo allo stesso tempo nel genere dell'intrattenimento. Di fama mondiale, la pellicola è uno dei più grandi successi di Kurosawa, addirittura considerata da diverse organizzazioni il migliore film giapponese, nonché il primo prototipo del film d'azione.

(it.wikipedia.org)

Nel Giappone del XVI secolo in cui orde di soldati sbandati e dediti al brigantaggio saccheggiano le campagne, la popolazione di un povero villaggio decide di ricorrere ai samurai, nobile casta di soldati di ventura, nella speranza di trovare qualcuno disposto a impegnarsi in un'impresa così umile e così poco remunerata. Li trovano. Selezionati dal saggio e disincantato Kambei (T. Shimura), cinque rispondono all'appello. Il settimo è il contadino Kikuchiyo (T. Mifune), miles gloriosus che vuole conquistarsi sul campo l'onore di essere promosso samurai. Nella strenua difesa del villaggio quattro dei sette e molti contadini muoiono da prodi. L'attacco è respinto e nei campi riprende il lavoro. Molti fattori contribuiscono a fare la grandezza del 14° film di A. Kurosawa: la sapienza della costruzione narrativa (1 prologo, 1 epilogo e 4 capitoli: la ricerca dei contadini, il reclutamento dei samurai, l'organizzazione della difesa, la battaglia che dura tre giorni e tre notti); l'ariostesca varietà degli episodi e dei registri narrativi unita alla bellezza figurativa di questo affresco corale; la straordinaria galleria dei sette, ciascuno dei quali rappresenta un diverso aspetto della moralità e del comportamento dei samurai; la ricchezza dialettica nel confronto tra due culture; l'equilibrio tra la toccante elegia dei sentimenti e l'epica turbinosa dell'azione. L'epilogo è su una nota di virile malinconia: noi samurai – dice Kambei – siamo come il vento che passa veloce sulla terra, ma la terra rimane e appartiene ai contadini. Anche questa volta siamo stati noi i vinti; i veri vincitori sono loro. Scritta dal regista con Shinobu Hashimoto e Hideo Oguni l'edizione originale di 200 min. – ridotta subito a 160 per il Giappone e a 130 per l'esportazione – fu ripristinata nel 1980. Fu quella, in originale con i sottotitoli – che andò in onda su RAI1 nel 1985 in un ciclo di Kurosawa. Rifatto a Hollywood in forma di western come I magnifici sette (1960) e come film di SF: I magnifici sette dello spazio (1980).

(mymovies.it)

martedì 4 agosto 2009

unforgiven (1992)

da due a trentotto

noveagostodieciagostoundiciagostododiciagostoventunoagosto

lunedì 3 agosto 2009

nelle terre selvagge

Così va il mondo

Non puoi mai sapere

Dove mettere tutta la tua fede

E dove ti porterà

Mi solleverò

Bruciando dei buchi neri nei ricordi bui

Mi solleverò

Trasformando gli errori in oro

Così passa il tempo

Troppo veloce da domare

Improvvisamente ingoiato dai segni

Ma guarda un po'

Mi solleverò

Troverò la mia direzione magneticamente

Mi solleverò

Giocherò il mio asso nella manica

(Ed Vedder - Rise)